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Jorit Agoch. Il volto che cambia le periferie di Napoli e del mondo

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“Da piccolo sono cresciuto in una realtà periferica, tra i binari di Quarto. A questo devo la nascita della mia arte”

Periferia, uno spazio racchiuso da una linea chiusa: insieme delle zone di una città al di fuori del suo centro storico. Il concetto di periferia circoscrive uno spazio urbano, ma anche una comunità, un’etnia. Le persone che vivono in questi ambienti sono quasi considerate come emarginati, vivono nella periferia del mondo, lontano dalle dinamiche del mondo contemporaneo. Oltre alle persone esiste un’arte spesso considerata ai margini di quella ufficiale: il graffitismo. È prima di tutto un movimento spontaneo, che nasce dalla strada, in cui giovani talenti realizzano le loro opere d’arte in spazi urbani improvvisati. La conseguenza è la nascita di un museo a cielo aperto.

Jorit Agoch rientra in questa categoria. Ragazzo della periferia di Napoli, che ha fatto del suo talento e della sua arte ‘periferica’ un linguaggio unico e distintivo. Fedele alle sue origini, opera a volto coperto, cosa quasi naturale per la sua attività. Prima di arrivare alla realizzazione dei suoi volti, ha iniziato, come tutti gli altri, con scritte e immagini di relative dimensioni negli angoli della sua città. Travolto dalla sua passione decide di iscriversi all’Accademia di Belle arti di Napoli, che gli ha dato modo di completarsi stilisticamente. Questo periodo di formazione gli ha consentito di dilatare lo sguardo verso la realtà, verso il mondo figurativo. Jorit ha concluso i suoi studi con il massimo dei risultati e ha approfondito il mondo della pittura ad olio su tela. Questa sarà solo una breve parentesi, perché la tecnica che l’artista predilige è la bomboletta.

La sua arte cresce e si evolve fino a trovare nel volto la maggiore resa espressiva. Il volto costituisce il mezzo ideale per la trasmissione del messaggio di Jorit: alla base c’è l’umanità che accomuna tutti gli individui. Il mondo contemporaneo divide le persone per etnie, classi sociali e provenienza geografica. Ma, se ci si sofferma ad osservare il volto, ecco che ogni forma di gerarchia viene azzerata e le persone sono unite dal loro essere umani.

Jorit cerca l’umanità in ogni parte del mondo. Trascorre molto tempo in Africa e porta con se un grande bagaglio culturale. Il concetto di fratellanza si sedimenta nei pensieri e nei sentimenti dell’artista, tanto da costituirne in maniera essenziale il linguaggio. Le strisce rosse che riporta sui suoi volti sono un altro elemento che egli porta con se dall’Africa e trasferisce nelle sue opere.

Le strisce costituiscono l’interpretazione in chiave figurativa delle cicatrici che i giovani africani recano sul volto. Queste sono nate dai riti d’iniziazione che si compivano nelle diverse tribù del continente e sono differenti nelle diverse comunità di provenienza. Il volto rappresenta l’umanità, ma il marchio del luogo d’origine è un qualcosa che ogni persona porta con se per tutta la vita.

Periferia può anche essere interpretata come uno spazio del mondo, che viene contestato non tanto per la sua collocazione, ma anche per l’essere etichettato come zona a rischio.

Forcella è un quartiere presente nel cuore della città, della storia di Napoli e della tradizione. È qui che Jorit ha realizzato il suo San Gennaro, che s’inserisce perfettamente, come se fosse stato sempre li, nella struttura urbanistica del quartiere e nel cuore dei suoi cittadini. San Gennaro è il patrono della città, la figura a cui si rivolge la maggior parte della devozione dei cittadini napoletani e non a caso esso non è lontano dalla Cappella del Tesoro di San Gennaro. Il volto sembra volgere verso i turisti il suo sguardo intenso, incoraggiando il passaggio nel quartiere, andando oltre i pregiudizi e i fatti di cronaca. In questo caso l’arte è canale di comunicazione, per promuovere alla conoscenza e allo stesso tempo è interprete dello spirito del luogo.

Attraverso il graffitismo di Jorit si pùo leggere l’evoluzione di questo tipo di arte. Combinato alla tecnica e al supporto tipico di questo linguaggio, c’è uno stile realistico, volto alla promozione del concetto di umanità. L’artista si pone così come un ponte tra i due mondi, quello della strada e quello dell’arte ufficiale.

L’umanità è al centro dei suoi interessi e determina l’unità tra le persone, consentendo di andare oltre la gerarchia dell’arte e del mondo. Andare oltre la periferia attraverso un unico volto, che rappresenti il cittadino del mondo.

INFORMAZIONI UTILI

Jorit Agoch: http://www.jorit.it/index.html

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