Tronca proroghi uso immobili a cooperative

“Apprendo con sgomento l’invio, da parte del commissario Tronca, di lettere di fine locazione ad Associazione e Cooperative, che intimano di lasciare gli immobili entro 10 gg dal ricevimento della lettera stessa. Molte della realtà oggetto di questo provvedimento lavorano da anni con i Municipi e si sono distinte per le attività socio culturali che hanno svolto nelle periferie, riuscendo ad animare territori altrimenti privi di qualsiasi sostegno – dichiara in una nota Mimma Alfonzo Miani, Assessore alle politiche sociali del Municipio Roma XI – Sappiamo che il Commissario sta procedendo in base alla delibera 140 approvata dalla giunta Marino che prevede la messa a bando di tutti gli immobili del comune di Roma e la messa a reddito degli stessi e che, in questi giorni, hanno ricevuto la lettera molte realtà storiche, come l’Arci in via Goito, e moltissime altre che si occupano di volontariato, di persone fragili, malati di SLA, minori etc – continua – Nel nostro Municipio sono già arrivate le lettere alla Cooperativa Magliana 80, che si occupa di contrasto alle tossicodipendenze fin dagli anni 80, alla Coop. Magliana Solidale per il Centro di Aggregazione giovanile che, in questi anni, abbiamo sostenuto e proposto in altri quartiere, perché sostiene i ragazzi contribuendo a toglierli dalla strada; al Coordinamento Genitori Democratici ed al Servizio Civile Internazionale. E’ evidente che questo provvedimento rischia di mettere in grave difficoltà le strutture e gli utenti che ovviamente, in dieci giorni, non possono trovare alternative. Faccio presente che si tratta di strutture che hanno sempre pagato l’affitto, anche dopo che il Comune non ha rinnovato loro il contratto. Chiedo quindi al commissario Tronca di prorogare l’uso degli immobili ai concessionari fino all’espletamento del nuovo bando per evitare un ulteriore impoverimento dei territori periferici che danneggerebbe enormemente anche gli utenti” conclude Miani.




Architetto di quartiere

Reggio Emilia lancia una nuova figura per la rigenerazione urbana.
L’architetto di quartiere avrà di compito di rigenerare architettonicamente e socialmente i quartieri attraverso la collaborazione attiva dei cittadini.

Ascoltare i bisogni del territorio e, insieme ai cittadini e alle associazioni, definire i progetti per la cura della città e della comunità, favorendo il protagonismo attivo della cittadinanza. Con questi obiettivi il comune di Reggio Emilia ha promosso una nuova figura professionale, attiva da fine gennaio, quella dell’Architetto di Quartiere. Che avrà il compito di occuparsi di diverse tematiche che riguardano la cura della città e della comunità: dalla rigenerazione dei luoghi alla progettazione di eventi, attività e servizi, per aumentare le opportunità per le persone e migliorare la qualità urbana.

Rivitalizzare i quartieri con la collaborazione della cittadinanza
In un periodo in cui si fa tanto parlare di rigenerazione urbana e di rivitalizzazione di quartieri ed aree periferiche il progetto emiliano è interessante ed innovativo, e ci auguriamo che verrà preso ad esempio per essere replicato altrove.

Un percorso in tre fasi

Il lancio di questa nuova figura fa parte di un percorso, “Idee e progetti per la città” articolato in tre fasi:
– la fase di ascolto, conclusasi lo scorso 21 febbraio, ha previsto la divisione dei partecipanti in quattro macro-gruppi di lavoro, che corrispondono ai quattro quadranti della città (nord, sud, est, ovest) e in tavoli di lavoro, che corrispondono a singoli quartieri/frazioni o a gruppi di quartieri/frazioni. Obiettivo dei tavoli di lavoro, coordinati dagli architetti di quartiere, è stato quello di far emergere le proposte progettuali per ciascun quartiere, dalle proposte delle singole associazioni e/o dal confronto tra le associazioni e le rispettive proposte. Oltre alla segnalazione di problemi/disservizi presenti sul territorio di riferimento.
– la fase di progettazione – La fase di progettazione sarà strutturata in laboratori di cittadinanza, momenti di analisi dei problemi emersi, quartiere per quartiere, e di costruzione condivisa delle soluzioni. I laboratori sono aperti ai cittadini e alle associazioni e si concludono con la firma del patto di quartiere.
– la fase di realizzazione – La fase di realizzazione sarà la fase in cui nei quartieri e nelle frazioni cittadini, associazioni e servizi del Comune lavoreranno fianco a fianco per realizzare concretamente quanto previsto nel patto.

PROPOSTE PROGETTUALI

Dai tavoli di lavoro sono emerse alcune proposte progettuali, che dovranno essere verificate e approfondite dagli architetti di quartiere attraverso incontri dedicati con le associazioni proponenti. Queste le proposte:
Casino dell’Orologio
Il Casino dell’Orologio è un luogo “identitario” per una pluralità di ragioni: per il suo valore storico-testimoniale, la sua qualità architettonica e ambientale ed il suo ruolo aggregativo e sociale.

Centro civico di Coviolo
La nuova attrezzatura di interesse collettivo gestita dal comitato Coviolo in Festa come un luogo per fare comunità, con lo scopo di far crescere socializzazione e conoscenza tra gli abitanti di questa piccola frazione a sud di Reggio.

Centro di lettura di Massenzatico
Il centro di lettura di Massenzatico è attivo dal 2010 presso i locali del Circolo Arci “La Capannina Paradisa” in via Beethoven 78/e.

Fattoria di animazione ambientale del Mauriziano
La “Fattoria di animazione ambientale del Mauriziano” è un progetto dell’Associazione ‘Il Gabbiano’, in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia, che si sta sviluppando all’interno della casa colonica del Mauriziano.

Giardino Officinale di Gabrina e Orto Brancaleone
Il Giardino di Gabrina è un orto di erbe aromatiche e officinali. E’ stato realizzato nel 2012 con il supporto de “i Reggiani per esempio” ed è curato da un gruppo di volontari delle associazioni “Gramigna” e “Acque Chiare – Bazzarole”.

La rigenerazione della Reggia di Rivalta
L’obbiettivo dell’Amministrazione Comunale in questi anni è stato e sarà quello di rigenerare e riconquistare questi spazi e questo luogo attraverso la partecipazione attiva.

Prendersi cura dei parchi al Migliolungo
Migliorare la qualità degli spazi verdi per una migliore socialità e integrazione.

Salvaguardare e vivere il quartiere della Rosta
L’obiettivo è quello di mettere a sistema cittadini, associazioni e gruppi attivi del quartiere, per un sempre maggior dialogo con l’amministrazione e i servizi Comunali, per dar loro un punto di riferimento dove raccogliere ed esprimere le progettualità e le relazioni.

Volontari PEEP Pieve
Il gruppo volontari del Peep di Pieve Modolena è formato dai cittadini che vivono nello stesso condominio di case popolari che si raccolgono intorno alla volontaria Ileana Armani, da 27 anni residente in questo quartiere.

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Cos’è la Gift city in India?

Cos’è la “Gift city” in India? Potremmo riassumerne il senso con questa frase: «Un tempo le città venivano costruite lungo i fiumi, oggi lungo le autostrade. In futuro saranno edificate in base alla disponibilità di reti in fibra ottica e di infrastrutture di nuova generazione». È quanto ha affermato Narendra Modi, il primo ministro indiano, leader del Bjp, Partito del popolo indiano.
Lo scorso luglio, difatti, il governo di New Delhi ha approvato la legge finanziaria e annunciato un piano ambizioso: la futura realizzazione di 100 smart city. Per la partenza sono stati stanziati intanto circa 900 milioni di euro, per rilanciare l’economia e attirare investimenti dall’estero. Sono già della partita i big del settore hi-tech, tra cui IBM e Cisco Systems. Inoltre in India la popolazione urbana è destinata ad esplodere: secondo uno studio di McKinsey&Company, passerà dai 340 milioni del 2008 ai 590 milioni nel 2030.

Tutto il progetto in essere è una spinta molto forte alla modernizzazione; il progetto delle 100 smart city, in un Paese tuttora con enormi diseguaglianze, che avrà un impatto notevole sul tessuto sociale. Le comunità rurali sono già pronte a lottare, col timore di essere spazzate via dai nuovi giganteschi cantieri. Per ora i dettagli del progetto non sono del tutto noti ma lo saranno nelle prossime settimane, – la supervisione del progetto verrà affidata a un’authority indipendente – però una cosa è certa: alcune smart city nasceranno dal nulla, altre funzioneranno da satelliti di agglomerati già esistenti, in particolar modo lungo l’asse industriale Delhi-Mumbai, ovvero una distanza di oltre mille chilometri. Gift city, quindi la prima del genere, sta già prendendo forma: la città capofila del progetto è Gujarat International Finance Ted-City (GIFT per le iniziali dunque, ma il significato è anche “regalo” tradotto dall’inglese ), nello stato del Gujarat, India occidentale. Sarà, almeno sulla carta, una città totalmente efficiente.

È la promessa di «Gift”, ovvero l’ambiziosissima visione di smart city in costruzione nell’ovest dell’India, a un migliaio di chilometri da Nuova Delhi, a 12 km da un aeroporto internazionale. Un progetto faraonico da ultimare, secondo le intenzioni di chi l’ha promosso, primo ministro incluso, entro il 2020. Già in costruzione, verrà completata entro il 2020 come da progetto, e nelle intenzioni di chi l’ha concepita, dovrebbe diventare un centro finanziario internazionale. Una smart city modello, alimentata a energia solare, con un sistema automatico di raccolta dei rifiuti e di riciclo completo delle acque di scarico, mentre i pendolari riceveranno sugli smartphone aggiornamenti via sms sulla situazione del traffico. Sarà come vivere in una dimensione ipertecnologica, in cui in ogni angolo si nasconde un chip.

Qualcuno in tutto questo potrebbe andare coi ricordi alla lettura futuristica di Orwell; ci saranno cinque ingressi e ognuno rileverà i dati biometrici dei non residenti per identificarli in fretta, in caso di necessità. Questo per scoraggiare in partenza chi arriva con cattive intenzioni. Ogni area non privata sarà piena di telecamere e sensori elettronici, con sistemi di riconoscimento facciale di serie per tenere alto il livello di sicurezza. In questo modo se è vero che si rinuncia ad una parte considerevole di privacy, dall’altra almeno tutto ciò dovrebbe essere il modo in grado di garantire il massimo della tranquillità. L’idea di fondo è che per rendere una città davvero intelligente non basta adeguare e modernizzare le strutture già esistenti: bisogna partire da zero, dalle fondamenta. Sta davvero succedendo ora su una distesa di 3,5 milioni di metri quadri, dove dal nulla si sta alzando uno skyline che include edifici come la «Diamond Tower», una torre da 410 metri collocata su un’isola. E poi ecco le torri di cristallo, una considerevole porzione di spazio dedicata all’intrattenimento, hotel di lusso, scuole, ospedali. Praticamente quasi una copia di Dubai. Un’altra Shanghai. Un centro finanziario modernissimo in grado di attrarre investimenti e fare concorrenza seria e agguerrita a istituzioni nel business degli affari come Londra o New York.

Questi alcuni degli elementi innovativi: in città, anzi nella Smart city, si starà al fresco, persino nelle estati più torride (e quelle indiane lo sono per davvero ), grazie a un sistema brevettato che farà circolare acqua fredda tra i muri rendendo superflui e “antichi” i condizionatori. Ogni palazzo sarà coibentato, per ridurre al minimo lo spreco di energia; la pioggia verrà recuperata e depurata, da ogni rubinetto scorrerà acqua potabile. Non si butterà via la spazzatura: i rifiuti verranno aspirati dagli edifici stessi e condotti direttamente fino alla discarica, lasciando le strade pulite. Per lo standard di troppe aree del subcontinente asiatico è quasi un miracolo. La rete di trasporti sarà capillare e soprattutto puntuale: addirittura in ogni momento si potrà sapere quando sono in arrivo l’autobus o la metro, e perfino dove si trova il parcheggio libero più vicino.Un aspetto importante è anche il lavoro : tra le assunzioni dirette e indotto, ci saranno un milione di posti di lavoro. E in generale la tecnologia è la strada scelta dal governo di Delhi per rispondere alle sfide dell’urbanizzazione.

Si tratta di una sfida all’Occidente e agli altri centri occidentalizzati non troppo distanti. Una specie di laboratorio che ha attratto colossi internazionali, a partire dalle banche americane. Ma che, proprio per la sua vocazione hi-tech, ha destato l’interesse delle multinazionali del settore: Ibm, Oracle e Cisco già investono denaro e know-how in questa rivoluzione tecnologica dell’abitare, del lavorare, del vivere e trasformare la città in India e non solo. L’ultimo annuncio, proprio di questi giorni e che ha fatto parlare del progetto, coinvolge anche l’Europa: Alcatel-Lucent Enterprise, azienda con sede in Francia e specializzata in soluzioni di networking e cloud, sarà responsabile e allo stesso tempo protagonista dell’ennesima sfida di Gift. Trasformare la comunicazione da semplice servizio a risorsa strategica: creare un sistema che integri telefonia tradizionale e Ip, connettività locale e internazionale, Wi-Fi, sincronizzazione tra i dispositivi per uso personale e professionale. Il tutto utilizzando un’infrastruttura di rete intelligente.
Insomma, come per i tubi in cui circola l’acqua, come i sistemi per lo smaltimento dei rifiuti, come i tunnel per gas ed elettricità zeppi di sensori per segnalare guasti e disservizi in tempo reale, è necessario anche un robusto scheletro che assicuri una connessione velocissima e stabile al web, al servizio dei cittadini, delle imprese, della sicurezza. Tutto questo è fondamentale per la riuscita di una città che sia smart non solo di nome, ma anche di fatto. Un “Gift ” tecnologico ma in ultima analisi concepito e realizzato al servizio dell’uomo.

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Il più grande edificio in stampa 3D

Il più grande edificio in polvere di cemento mai realizzato.

L’edificio è stato realizzato da Ronald Rael in collaborazione con l’Università della Californi.

La tecnologia di stampa 3D negli ultimi dieci anni ha fatto davvero passi da gigante. Considerando che le prime stampanti 3D producevano solamente piccoli ninnoli e figurine, è impressionante pensare oggi di essere in grado di produrre strumenti funzionali, mobili di dimensioni standard, automobili e persino interi edifici.

Di questa lista ora è entrata per la prima volta a far parte anche la più grande costruzione in 3D stampata con polvere di cemento. Realizzato da Ronald Rael, professore associato del Berkeley’s College of Environmental Design e co-fondatore di Emerging Objects, insieme alla UC Berkeley’s College of Environmental Design, l’edificio è alto circa 3 metri, profondo e largo poco più di 3,6 metri.

Il “Bloom pavilion”, questo il nome assegnato all’edificio, è composto da 840 blocchi personalizzati, realizzati da cemento Portland. I mattoni sono stampati con motivi floreali delicati che permettono alla luce naturale di brillare all’interno; quando invece l’edificio è illuminato dall’interno sembra quasi una lanterna.

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Perché gli urbanisti dovrebbero prestare attenzione alla vita notturna

La nightlife definisce il carattere di una città in modo duplice: da un lato rivitalizza aree periferiche e dall’altro svaluta quelle centrali. La progettazione dovrebbe essere più attenta a questo aspetto. Parola di Jakob Schmid.

Pub, discoteche, bar aperti fino a tardi. Le città sono piene di locali notturni che le rendono vive ed attrattive ma che creano al contempo grandi disagi agli abitanti, sopratutto in termini di inquinamento acustico. La cosiddetta ‘nightlife’ definisce il carattere di strade e quartieri in modo duplice: da un lato ha il pregio di dare lustro e nuova vita ad aree periferiche degradate o poco considerate, dall’altro ha il difetto di ‘svalutare’ zone residenziali o centrali che da silenziose e decorose si trasformano in aree caotiche e chiassose.

La vita notturna, e il suo dispiegamento, dovrebbe essere considerata di più dalla pianificazione urbanistica e i progettisti dovrebbero prestarvi grande attenzione. Cosa che invece non fanno. Il monito arriva da Jakob F. Schmid (foto), giovane pianificatore urbano tedesco, che, per colmare questo gap, ha avviato un progetto di ricerca, “City After Eight – Management of the Urban Night Economy”, finanziato dal governo tedesco. Con l’obiettivo di offrire uno strumento utile ai progettisti e sopratutto di sviluppare un dibattito intorno a un tema a suo avviso importante e ingiustamente trascurato.

Mappare la nightlife per analizzarla
Lo studio, incentrato sul territorio tedesco, è partito dall’analisi preliminare svolta su 12 grandi città tedesche, prima fra tutte Berlino che, in termini di ‘nightlife’ la fa da padrona, per poi soffermarsi su tre casi studio approfonditi: Monaco, Colonia e Manheim. I dodici centri urbani sono stati mappati, in modo da evidenziare chiaramente le aree pullulanti di ‘vita notturna’, per poi incrociare i risultati con dati economici, di real estate e progettazione. L’evidenza, secondo Schmid, è che la ‘nightlife’ crea economia, basti pensare che secondo alcuni dati del 2009, sulle strade, o meglio nei locali, di Berlino ogni fine settimana si riversano 10mila visitatori, attirati non dalle bellezze architettoniche ma dallo svago offerto. Anche Amburgo ha un distretto di intrattenimento piuttosto conosciuto o ormai consolidato, il St. Pauli, preso di mira dai turisti.

Per quanto riguarda la distribuzione dei locali, a parte Berlino dove la vita notturna è dispiegata in diverse aree della città, generalmente i locali si concentrano nel centro città, e in particolare nelle varie strade che si estendono nei paraggi di quello che viene considerato il punto centrale. E il dato rilevante è che i prezzi di affitto in queste aree scende notevolmente. Insomma, la night life crea economia, ma danneggia il real estate. Ma, volente o nolente, le attrazioni notturne sono importanti e danno rilievo alle città.

Il buon esempio di Londra
Chi se ne è reso conto per primo, secondo Schmid, è il Regno Unito che alla fine degli anni ’80 ha sviluppato una serie di strategie incentrate sull’economia notturna. Quando iniziò a verificarsi, in quegli anni, un fenomeno di suburbanizzazione, tale per cui i centri urbani, al termine della giornata lavorativa, si svuotavano completamente, gli urbanisti inglesi si sono resi conto di dover creare spazi, luoghi e centri di interesse che potessero attirare persone anche nelle ore serali. Londra è il risultato perfetto di questa consapevolezza.

La pianificazione urbana dovrebbe essere in grado di promuovere o limitare la vita notturna
La vita notturna, insomma, dovrebbe essere controllata. E le politiche di sviluppo urbano orientate a prevenirla o promuoverla dovrebbero essere portate avanti con una grande consapevolezza dettata dalla capacità di analisi di dati e informazioni ma anche dalla profonda conoscenza del contesto. Il che vuol dire anche consapevolezza dei bisogni dei residenti. Assolutizzando per paradosso, afferma Schmid, non si può pensare di far nascere dei locali notturni in aree interamente residenziali così come in zone abitate prevalentemente da una popolazione anziana.

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Linee guida dell’EEA sull’inquinamento acustico

L’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) ha pubblicato lo studio “Good practice guide on quiet areas“, che fornisce indicazioni e raccomandazioni per identificare e proteggere le zone tranquille individuate per tutelare i cittadini dagli effetti nocivi dell’esposizione al rumore ambientale.

linee guida EEA




Criteri ambientali minimi per l’acquisto di articoli per l’arredo urbano

MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
DECRETO 5 febbraio 2015 (GU n.50 del 2-3-2015)
 
                      IL MINISTRO DELL'AMBIENTE 
                    E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO 
                             E DEL MARE 
 
  VISTO l'art. 1, comma 1126, della legge 27 dicembre  2006,  n.  296
che prevede la predisposizione da parte del Ministero dell'Ambiente e
della Tutela del Territorio e del Mare, con il concerto dei  Ministri
dell'Economia e delle Finanze  e  dello  Sviluppo  Economico,  e  con
l'intesa delle Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano,
del "Piano d'azione per  la  sostenibilita'  ambientale  dei  consumi
della pubblica amministrazione" (di seguito PAN GPP); 
  VISTI i commi 1126  e  1127  dell'articolo  1  della  citata  legge
296/2006 che stabiliscono che detto  Piano  adotti  le  misure  volte
all'integrazione delle esigenze di  sostenibilita'  ambientale  nelle
procedure d'acquisto pubblico in determinate categorie  merceologiche
oggetto di procedure di acquisti pubblici; 
  VISTO quanto previsto  dall'art.  7,  comma  8  del  D.Lgs.  163/06
concernente l'obbligo di comunicazione all'Osservatorio dei contratti
pubblici delle informazioni riguardanti i bandi di gara  per  lavori,
servizi e forniture; 
  VISTO il decreto interministeriale dell'11 aprile 2008 del Ministro
dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare,  di  concerto
con i Ministri dello  Sviluppo  Economico  e  dell'Economia  e  delle
Finanze che, ai sensi del citato articolo 1, comma 1126, della citata
legge 296/2006, ha adottato il PAN GPP; 
  VISTO il decreto del Ministro  dell'Ambiente  e  della  Tutela  del
Territorio e del Mare del 10 aprile 2013 recante "Piano d'azione  per
la sostenibilita' ambientale dei consumi nel settore  della  pubblica
amministrazione - Revisione 2013", che aggiorna il citato PAN GPP  ai
sensi dell'art. 4 del decreto interministeriale dell'11 aprile 2008; 
  VISTO il decreto del Ministro  dell'Ambiente  e  della  Tutela  del
Territorio e del Mare GAB/DEC/2014/000188 del 21 luglio 2014  con  il
quale si integra  e  si  sostituisce  il  Comitato  interministeriale
(denominato Comitato di gestione)  che  secondo  quanto  indicato  al
punto 6 del citato PAN GPP,  sovraintende  alla  gestione  del  Piano
stesso; 
  VISTO l'articolo 2 del  citato  decreto  interministeriale  dell'11
aprile 2008, che prevede l'emanazione di "Criteri Ambientali Minimi",
per le diverse categorie merceologiche indicate al punto 3.6 PAN GPP,
tramite  decreto  del  Ministro  dell'Ambiente  e  della  Tutela  del
Territorio e del Mare, sentiti i Ministri dello Sviluppo Economico  e
dell'Economia e delle Finanze; 
  PRESO ATTO che,  in  ottemperanza  a  quanto  disposto  dal  citato
articolo 2 del decreto interministeriale  dell'11  aprile  2008,  con
nota del 13/10/2014 DVA-2014-0032855 e' stato  chiesto  al  Ministero
dello Sviluppo  Economico  di  formulare  eventuali  osservazioni  al
documento dei Criteri Ambientali Minimi: "Acquisto  di  articoli  per
l'arredo urbano"; 
  CONSIDERATO che entro il termine indicato  nella  citata  nota  non
sono pervenute osservazioni dal Ministero dello Sviluppo Economico; 
  PRESO ATTO che,  in  ottemperanza  a  quanto  disposto  dal  citato
articolo 2 del decreto interministeriale  dell'11  aprile  2008,  con
nota del 13/10/2014. DVA-2014-0032858 e' stato chiesto  al  Ministero
dell'Economia e delle Finanze di formulare eventuali osservazioni  al
documento dei Criteri Ambientali Minimi: "Acquisto  di  articoli  per
l'arredo urbano"; 
  CONSIDERATO che entro il termine indicato  nella  citata  nota  non
sono pervenute  osservazioni  dal  Ministero  dell'Economia  e  delle
Finanze; 
  VISTO il documento tecnico allegato al presente  decreto,  relativo
ai Criteri Ambientali  Minimi  "Acquisto  di  articoli  per  l'arredo
urbano", elaborati nell'ambito del citato Comitato di gestione con il
contributo  delle  parti  interessate  attraverso  le  procedure   di
confronto previste dal Piano stesso; 
  RITENUTO necessario procedere all'adozione dei  Criteri  Ambientali
Minimi in questione; 
 
                               DECRETA 
 
                               Art. 1. 
                      Criteri Ambientali Minimi 
 
  1. Ai sensi dell'articolo 2 del decreto  interministeriale  dell'11
aprile 2008 e s.m.i. che prevede l'emanazione dei "Criteri Ambientali
Minimi" per le diverse categoria merceologiche indicate al punto  3.6
del PAN GPP,  sono  adottati  i  criteri  ambientali  minimi  di  cui
all'allegato tecnico del presente decreto, facente  parte  integrante
del decreto stesso, per i prodotti/servizi: "Acquisto di articoli per
l'arredo urbano"; 
 
                               Art. 2. 
                            Monitoraggio 
  1. Per consentire l'attuazione del monitoraggio previsto  al  punto
6.4 del PAN GPP, di cui al decreto ministeriale del 10  aprile  2013,
ai sensi dell'art.  7  comma  8  del  D.  Lgs.  163/06,  le  stazioni
appaltanti  debbono   comunicare   all'Osservatorio   dei   contratti
pubblici, nel rispetto delle modalita' indicate nelle apposite schede
di  rilevamento  predisposte  dal   citato   Osservatorio,   i   dati
riguardanti i propri acquisti relativi all'applicazione  dei  criteri
ambientali minimi adottati con il presente allegato. 
 
                               Art. 3. 
                              Modifiche 
 
  1. I  criteri  ambientali  minimi  verranno  aggiornati  alla  luce
dell'evoluzione tecnologica, del mercato e  delle  indicazioni  della
Commissione europea. 
  Il presente  decreto  unitamente  all'allegato  saranno  pubblicati
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. 
 
    Roma, 5 febbraio 2015 
 
                                                Il Ministro: Galletti 
                                                             Allegato 
 
              Parte di provvedimento in formato grafico
 



#FortePortuense: apertura al pubblico

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21 febbraio 2015 ore 10,30

Municipio Roma XI Arvalia-Portuense: percorsi storico-archeologici.