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Wim Wenders – Ritorno alla vita (Every Thing Will Be Fine)

Chi ha incastrato Wim Wenders?

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 di Wim Wenders. Con James FrancoCharlotte GainsbourgRachel McAdamsMarie-Josée CrozeRobert Naylor Germania, Canada, Norvegia, Francia, Svezia 2015

 

Canada. Tomas Eldan (Franco) è uno scrittore e sta attraversando un momento di crisi: è impantanato nella stesura del suo nuovo romanzo e la sua relazione con Sara (McAdams) è in una fase di stallo. Una sera d’inverno, tornando da un villaggio di pescatori dove era andato a cercare qualche spunto, da una curva sbuca uno slittino che finisce contro la sua macchina. A terra c’è, illeso, un bambino di 5 anni, Christopher (Jack Fulton), che lui accompagna a casa ma lì la madre Kate (Gainbourg), caccia un urlo: il bambino più piccolo è finito sotto le ruote ed è morto. Tomas è sconvolto, lascia Sara e comincia a bere smodatamente, fino a che non tenta il suicidio. Sara lo raggiunge in ospedale e lo riprende con sè; lui ricomincia a scrivere e il suo editore (Peter Stormare) è assai soddisfatto dei primi risultati; da lui incontra la giovane editor Ann (Croze) che è con la figlia Mina (Jessy Cagnon) di 3 anni e subito se ne innamora. Quattro anni dopo – lui ha sposato Ann ed adottato Mina (Lilah Fitzgerald) – lo vediamo scrittore di successo mentre firma copie del suo ultimo libro: è nei pressi del luogo dell’incidente e, di colpo, decide di tornare in quei paraggi e lì incontra Kate, che fa la disegnatrice e si prende cura di Christopher (Philippe Vanasse-Paquet), che è un ragazzino problematico. Lei è molto religiosa e gli assicura di non ritenerlo responsabile dell’incidente ma lui insiste per fare qualcosa per loro. La sera stessa lei lo chiama e lui il giorno dopo va a trovarla e, castamente, si addormenta al suo fianco. La mattina dopo se ne va e lei sa che non lo vedrà mai più. Lui continua la sua vita e un paio di episodi – un incidente al Luna Park e l’incontro casuale con Sara – ne mettono in luce un lato di astrazione dai sentimenti, quasi di insensibilità. Un giorno Kate gli telefona e, ricordandogli la promessa, gli chiede di incontrare Christopher (Naylor) che sta per andare all’Università, vuole diventare uno scrittore e lo vive come un mito. L’incontro è sgradevole: lui è freddo ed il ragazzo pieno di recriminazioni. Qualche tempo dopo, andando a dormire, trova il letto sporco di pipì: lui capisce che è stato un dispetto di Christopher ma non dice niente e manda Ann e Mina (Julia Sarah Stone) a dormire dalla madre di lei e aspetta il ragazzo. Dopo una notte di discussione, tutti e due avranno ritrovato una parte di sè.

La frase di presentazione di questo articolo è, naturalmente, scherzosa: nessuno ha incastrato Wim Wenders; è stata sicuramente una sua scelta quella di lavorare ad un progetto non suo – soggetto e sceneggiatura sono di Bjorn Olaf Johannessen – con un cast ed livello produttivo più lussuoso dei suoi abituali standard; probabilmente dopo 3 progetti collettivi (8, Invisible world e Cattedrali della cultura), un piccolissimo film di impegno civile (Il volo) e due splendidi documentari (Pina e Il sale della terra), la ditta Wim e Donata Wenders aveva bisogno di qualcosa che portasse soldi veri (lui non sarebbe certo il primo: tra i tanti esempi possiamo ricordare John Huston che nel 1980, per problemi fiscali, girò, tra gli altri, l’anonimo thriller Fobia). La mano di Wenders la si vede in alcuni scorci che ricordano le sue fotografie e, probabilmente in alcune scelte di cast artistico (la Croze e Patrick Bauchau, dolente padre di Tomas) e tecnico (come l’interessante Alexandre Desplat per le musiche) per il resto ha offerto una regia tecnica di gran livello ad un film di non enorme spessore, non migliorato certo dalla tremenda recitazione dell’inespressivissimo – ma divo – James Franco (al suo confronto – ed è tutto dire – la Gainsbourg è quasi brava).

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