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Tra il degrado e la borghesia così Scampia prova a risorgere

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Siamo andati in una delle periferie più famose d’Italia. Dove bene e male si confrontano ogni giorno.
Scampia è come un mosaico multiforme di grande raffinatezza in cui ogni tassello è finemente lavorato. Ciascun frammento è diverso, ma tutti insieme creano un lavoro molto complesso e a volte enigmatico. Potrebbe essere un’opera d’arte di un’antica cattedrale in cui si rappresentano il bene e il male.
Una di quelle in cui si vedono le anime dell’inferno, del purgatorio e del paradiso. In cui le anime sono contese tra la luce e il buio fino dall’adolescenza.

Scampia, fino a poco tempo fa, gareggiava con San Pietro a Patierno, per il triste primato di zona con la natalità più alta e il tasso più elevato di abbandono scolastico e disoccupazione in Europa. Un quartiere in cui le istituzioni sono state storicamente presente a correnti alterne e in cui la criminalità è invece ben radicata.
I cliché da sfatare

Ma vi sono alcuni cliché che vanno infranti. Il primo è che Scampia sia una periferia abusiva. Non lo è affatto, anzi è piena di spazi verdi ed edifici pianificati da grandi architetti (guarda le foto). Il quartiere fu pensato tra gli anni settanta e ottanta come modello di periferia ideale. Le Vele, come lo Zen a Palermo e il Corviale a Roma, furono costruiti in un momento storico in cui architetti, politici e sociologi pensavano che inurbare persone che provenivano dalle campagne o dai rioni popolari del centro, in enormi condomini con migliaia di abitazioni, fosse un grande passo verso la modernità. In realtà, come bene aveva intuito Pier Paolo Pasolini, che pur non vide mai le Vele, togliere queste persone da contesti che avevano una storia secolare, per metterli in realtà fredde e pianificate, si dimostrò un disastro. I quartieri popolari erano poveri, ma avevano reti sociali e culturali che proteggevano le persone. Nelle nuove periferie queste scomparvero e lo Stato non seppe costruirne di nuove. Questo vuoto ha finito per rafforzare la criminalità organizzata.
Nel quartiere esiste poi una certa separazione tra chi vive nelle case popolari e chi comprò casa negli anni ottanta attratto dall’idea di vivere nella nuova periferia verde di Napoli.

Il secondo cliché da sfatare su Scampia è che non si possa girare a piedi da turista nel quartiere. Scampia è oggi una zona relativamente sicura per i forestieri. È anzi piena di realtà interessanti da scoprire. Ha più di duecento associazioni che lavorano nel sociale, cattoliche come laiche ed è pieno di opere di street art. Da anni ospita anche uno dei carnevali più interessanti di Napoli, organizzato da Gridas.
Il muro che separa le periferie dal centro

La maggioranza delle persone non ha alcun contatto con la criminalità, ma ne sono vittime due volte. La prima perché sono comunque soggiogate dalla violenza della camorra o dai suoi soldi. La seconda perché sono comunque schiacciate dalla fama oscura che la criminalità ha dato al quartiere. La stessa Napoli bene, che si proclama aperta, in realtà sembra esserlo con tutti tranne che con le sue periferie. La tangenziale che separa il centro storico o i quartieri ricchi di Napoli come il Vomero dalle periferie sembra essere un muro. Napoli finisce lì. Dall’altro lato ci sono i leoni. Scampia è praticamente sulla stessa via di piazza del Plebiscito, ma nessuno se ne rende conto. Da via Toledo fino all’inizio di Scampia vi è un rettilineo di poco più di sette chilometri. La via cambia nome, sale una collina e ridiscende, ma sempre dritta è. Eppure se si dice a un napoletano che viale Miano è sulla stessa strada di via Toledo nessuno lo sa. Gli unici che ti dicono di saperlo sono quelli che confessano ridendo che ci andavano a comprare il fumo e che conoscono bene la strada. Questo isolamento è forse uno dei drammi del quartiere e la questione che il mondo dell’associazionismo sta tentando, con sensibilità differenti, di rompere.

L’altro muro da infrangere è quello del garantismo a senso alternato. La criminalità grazie allo spaccio di cocaina, eroina e droghe leggere ha sommerso il quartiere di contanti. Si può frequentare un liceo, lavorare al mercato o guadagnare 200 euro in un’ora facendo da “palo” agli spacciatori. Se poi si finisce in carcere, la camorra stipendia le famiglie e i criminali. L’economia reale è poi schiacciata dalle attività con cui la criminalità ricicla i soldi. Bar o negozi che non hanno nessun bisogno di guadagnare e che quindi hanno molto personale e prezzi concorrenziali. Il risultato è che le altre attività devono chiudere. Sono molte le persone che sono cadute nella rete, ma se si butta la chiave della cella lo Stato ha perso. Con questi ragazzini bisogna pur parlare se si vuole contendere la loro anima alla criminalità. Certo in alcuni casi si fallirà e torneranno in carcere, ma il quartiere è pieno di storie vincenti di figli di boss che hanno cambiato vita e oggi sono impegnati nel sociale. Se invece si continuerà a condannare le persone solo per il cognome, senza guardare se la loro vita è cambiata o meno, allora lo Stato ha perso in partenza.
La criminalità

La criminalità organizzata rimane un problema ed è sempre più ricca. Secondo la Direzione Investigativa Antimafia a Miano, Piscinola, Masseria Cardone, Scampia e Secondigliano “sarebbero in atto delle modifiche agli assetti criminali, in parte determinate dalla destabilizzazione del gruppo lo Russo. Non accenna poi a diminuire l’operatività del clan Di Lauro, che può contare sulla guida dei componenti della stessa famiglia, liberi o latitanti, e sulle ingenti risorse economiche accumulate negli anni, soprattutto dalla gestione della vendita di stupefacenti a Scampia. L’altro gruppo locale, il clan Vanella Grassi, in passato scontratosi con i Di Lauro, rimane punto di riferimento nell’area napoletana per quanto concerne il traffico di stupefacenti, sebbene sia stato colpito da arresti di elementi apicali e di numerosi affiliati”.

Se si vuole sconfiggere la criminalità, oltre che intaccare il mercato della droga con cui si finanzia, bisogna riappropriarsi degli spazi che ha strappato allo Stato. Conoscere Scampia e il suo splendido popolo è il primo passo da fare.

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