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Sono Solo Fantasmi

La cosa migliore è la canzone di Clementino

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dChristian De Sica. Con Christian De SicaCarlo BuccirossoGianmarco TognazziIppolita BaldiniFrancesco Bruni   Italia 2019

Thomas (De Sica) è un prestigiatore in declino e, dopo un’epoca di successi televisivi, è ora ridotto a fare il mago-animatore nelle feste dei bambini e neanche lì gli va bene se, dopo che ha ammazzato – invece di farlo scomparire – il sono solo faconiglio nel cilindro, il gestore del locale (Stefano Ambrogi) lo caccia via senza pagarlo. La sua ex-moglie (Nadia Rinaldi), oltretutto, minaccia di rovinarlo se non pagherà gli alimenti e l’affitto della casa dove lei lo ospita. Da anni non vede il fratello Carlo (Buccirosso), che ora vive a Milano con una moglie ricca, Serena (Baldini), che lo tratta come un cameriere. Ad entrambi arriva una telefonata in stretto dialetto puteolano: sono i camerieri del padre, Dante (Bruni) e Rosalia (Valentina Martone), che comunicano loro il decesso del padre. I due vano nella (un tempo lussuosa) casa di famiglia, accolti da un vecchio aristocratico (Leo Gullotta), che ricorda con ammirazione la classe con la quale il defunto perdeva interi capitali al gioco e da una nobildonna (Marzia Onorato) che presenta loro Ugo (Tognazzi), il terzo fratello (un tipo strano che sente le voci ed entra ed esce dalla clinica psichiatrica), che il padre aveva concepito quando loro erano già partiti. Il notaio (Gianni Parisi) conferma i loro sospetti: i debiti di gioco hanno azzerato tutte le proprietà e sulla casa grava una forte ipoteca che va saldata in poco tempo. La sera, mentre i fratelli confessano i propri fallimenti, delle urla provenienti dal piano di sotto li disturbano. Thomas bussa alla porta e gli apre una scarmigliata signora (Mimma Lovoi) che gli confessa di essere tormentata dal fantasma della sorella e che, riconoscendolo, gli promette 300.000 euro se la libererà dalla presenza. Eccolo tornare con i fratelli e Ugo – che non vedeva l’ora di dimostrare che le voci che sentiva non erano frutto della sua psiche malata – provvede, grazie ad un amuleto egizio e ad una formula suggerita a Thomas, ad imprigionare il fantasma in un barattolo di vetro. La notizia fa il giro di Napoli e i tre si ritrovano richiestissimi acchiappa-fantasmi (o, come loro si definiscono, “paranormal operators”). Quando poi riescono a salvare il proprietario (Tommaso Bianco) del famoso ristorante “La cozza d’oro” dal “fantasma scoreggione” che gli lorda il locale, la loro fama e i loro guadagni salgono vertiginosamente ma un giorno, in un teatro infestato, lo spirito di una vecchia (Graziella Marina) fa fuggire Thomas urlandogli che la mitica strega Janira è arrabbiata e che darà fuoco a Napoli. Da quel momento una serie di incidenti li porteranno sull’orlo della disfatta: Serena arriva a Napoli e fa una scenata a Carlo rompendo alcuni barattoli, tra cui quello con lo spirito del padre che si impossessa di lui facendogli perdere  al gioco tutta la somma che, insieme ai fratelli, aveva messo da parte per riscattare la casa; le guardie di finanza vengono a sequestrare l’appartamento  e, mentre radunano i mobili, fracassano tutti gli altri contenitori di fantasmi e, infine, la Janira esce dalla tomba per vendicarsi col fuoco dei napoletani che la avevano secoli prima condannata al rogo. Ma i tre fratelli non sono paranormal operators per caso…

De Sica regista è prolifico e discontinuo: i 9 film che ha al suo attivo vanno dalla commedia caciarona, più o meno grassoccia e scatologica, (Ricky e Barabba, Il conte Max, Amici come prima), al tentativo generoso ma non riuscitissimo di un cinema di livello sovranazionale (3 e The Clan) al racconto sorridente ma con tratti di tenera profondità (Faccione, Simpatici e antipatici e, soprattutto, l’ispirato Uomini, uomini, uomini). Sono solo fantasmi è, va detto, un’operazione in parte mancata: se da un lato i primi incassi non sono quelli di una tipica commedia di De Sica, dal punto di vista  della resa cinematografica sembra un prodotto ibrido – nonostante il soggetto sia di Nicola Guaglianone, autore di alcuni dei più recenti successi (Lo chiamavano Jeeg Robot, L’ora legale, Benedetta follia, La befana vien di notte, Non ci resta che il crimine), la sceneggiatura di Andrea Bassi, Luigi Di Capua e dello stesso De Sica sembra un patchwork di altri film: oltre che dai Ghostbusters,  ci sono citazioni da Il vedovo, L’oro di Napoli, il secondo Conte Max (quello con Alberto Sordi e Vittorio De Sica), Una vita difficile, Questi fantasmi e via rammentando. In realtà il film sembra attraversato da due elementi extra-narrativi: il desiderio (così come era successo ne Il premio di Alessandro Gassmann) di riannodare i fili del rapporto con una padre ingombrantissimo (e qui il grande Vittorio, riprodotto alla perfezione dal figlio è, non a caso, il deus-ex-machina della vicenda) ma anche la riconversione da un progetto iniziale diverso: una sorta di remake-parodia de L’Oscar insanguinato (il delizioso horror del ’73 di Douglas Hickox nel quale un Vincent Price in stato grazia interpreta un attore deluso che uccide, con modalità tratte dai drammi di Shakespeare, i critici che gli hanno negato un riconoscimento). Il risultato è confuso, nonostante la bravura del cast (oltre ai tre bravi protagonisti, la selezione dei caratteri è accuratissima ed efficace), la fotografia dell’emergente Andrea Arnone e i costumi di Nicoletta Ercole. Alla fine si fa notare e ricordare soprattutto la canzone del rapper Clementino che restituisce – meglio di gran parte delle immagini – quel sapore tra l’ironico e il semiserio che dovrebbe essere la chiave del film.

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