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Si accettano miracoli

Si ottengono miracoli (al botteghino)

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di Alessandro Siani. Con Alessandro SianiFabio De LuigiAna Caterina MorariuSerena AutieriGiovanni Esposito  Italia 2015

Fulvio (Siani) è un manager rampante, vice-direttore del personale in una multinazionale taglia disinvoltamente le teste dei dipendenti; il giorno in cui anche lui viene licenziato dà una violenta capocciata al direttore (Mario Zucca) e finisce il carcere. Condannato a 6 mesi di domiciliari, viene affidato al fratello Germano (De Luigi), parroco del paesino della costiera amalfitana Rocca di Sotto, dove vive anche la loro sorella Adele (Autieri), infelicemente sposata con il lamentoso Vittorio (Esposito). Don Germano tira avanti alla meno peggio tra gli impegni della chiesetta in rovina frequentata solo da vecchie beghine e un gruppetto di orfanelli cui provvede come può, aiutato dalla perpetua Ottavia (Maria Del Monte) e dalla nipote cieca di questa, Chiara (Morariu). Fulvio per rendersi utile fa sgorgare lacrime finte dagli occhi della statua di San Tommaso, a cui è dedicata parrocchia. Non contento coinvolge tutto il paese, in particolare il furbo Karim (Miloud Mounar Benamara), in piccole speculazioni (si vendono gadget di ogni tipo – compresa una sim-card per chiamare direttamente il santo – e si prenotano a pagamento piccoli miracoli), per la rabbia del sindaco della rivale Rocca di Sopra, Carmine (Giacomo Rizzo) e del suo braccio destro Umberto (Franco Procopio); intanto tra lui e Chiara nasce l’amore. Fulvio scopre che Adele ha un amante, il cantante neo-melodico Damiano (Massimiliano Gallo) e, quando la sorella è incinta di lui – Vittorio è anche sterile – l’ingenuo don Germano può gridare al miracolo. Tutto per il meglio ma il Vaticano invia un cardinale (Camillo Milli) e un inquisitore (Paolo Triestino) ad accertare la veridicità della lacrimazione prodigiosa e Fulvio (che nel frattempo ha riottenuto il posto nell’azienda) mette in atto mille stratagemmi che culminano nella caduta nel golfo della statua, rendendo impossibile l’indagine.

Siani è stato sin dai suoi primi, primi film un fenomeno di incassi: forte di un forte seguito regionale ha riempito i botteghini anche con titoli senza pretese come Ti lascio perché ti amo troppo e La seconda volta non si scorda mai (entrambi diretti dal professionale Martinotti); è stato usato dal lungimirante Aurelio De Laurentiis in due Vacanze.. e, dopo essere stato decisivo nel successo dei due Benvenuti a…e de La peggiore settimana.., ha esordito alla regia con Il principe abusivo, totalizzando quasi 15 milioni di incassi. Ora si prepara a ri-sbancare con questo film – in pochi giorni è già in vetta – molto più modesto e tirato via, sin dalla scrittura, del precedente. Lui è però furbo e, oltre ad aver ingaggiato De Luigi come spalla di lusso come aveva fatto l’anno prima con De Sica (forse c’è anche un po’ di rivalsa in queste scelte), mette in campo tutto il ventaglio di potenzialità offerte dalla scena napoletana, dal teatro paludato – Gallo eTonino Taiuti – alla macchietta di pregio – Rizzo, Procopio, Del Monte, Tommaso Bianco, Benedetto Casillo e Salvatore Misticone – sino ai suoi compagni di cabaret, in gran parte approdati a Made in sud – Lello Musella, Pasquale Palma, Mimmo Mandredi dei Ditelovoi e Ciro Giustiniani – e, per la gioia dei cinefili, oltre a Milli, eterno cardinale del nostro cinema, ecco nel ruolo di padre spirituale Paolo Paoloni, il gran cav, lup. Mannar. di Fantozzi. Non è proprio un film riuscito ma sentiremo a lungo parlare dell’astuto Siani.

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