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Scultura abusiva al Circo Massimo Aprite gli occhi sulla città-museo

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operaProvocazione fallita, nessuno l’ha notata ma il Comune ora tenga gli occhi aperti. Sarebbe occupazione di suolo pubblico
Sarebbe occupazione di suolo pubblico, secondo i regolamenti dell’amministrazione comunale. Oppure spesa proletaria, secondo una memoria del Sessantotto quando molti giovani praticavano l’appropriazione indebita di oggetti di consumo nei grandi magazzini. In questo caso, Francesco Visalli, si è appropriato indebitamente di un bene di consumo turistico, lo spazio del Circo Massimo con vista sul Palatino. Sul piano del costume, dobbiamo constatare una certa distrazione o mancanza di controllo del territorio.

Per circa tre mesi, esattamente dalla notte del 24 novembre, una installazione di cosiddetta arte contemporanea ha convissuto con un importante sito archeologico e anche con il monumento a Giuseppe Mazzini. Una coabitazione con due miti: uno della storia romana, un altro del Risorgimento italiano. Sul piano artistico e culturale, Inside Mondrian, questo il titolo che Visalli ha dato al suo lavoro, sembra appartenere piuttosto al clima del Situazionismo che teorizzava incursioni e corti circuiti con il quotidiano, fuori dagli spazi deputati (musei o gallerie).
Al di là dell’impertinenza dell’operazione, constato che il nostro operatore culturale ha realizzato un’opera di modernariato linguistico costringendo Mondrian a vivere all’aperto tra le intemperie della stagione invernale e lo smog del traffico. Ma il Situazionismo operava su una strategia di confronto eclatante, capace di suscitare reazioni e riflessioni. Perché nel nostro caso questo non è avvenuto? Nessuno tra cittadini e turisti ha reagito o si è posto il problema se l’installazione costituisse un’opera di arte pubblica autorizzata dal Comune. La risposta, sul piano culturale, è semplice. Prevalgono la silenziosa occupazione di suolo pubblico e l’appropriazione indebita di un bene collettivo (il paesaggio urbano e archeologico) in quanto l’opera non ha la forza di stabilire un confronto e si adatta, con buona educazione geometrica, a coabitare in silenzio con la mitezza di un clochard. Comunque, non drammatizziamo con una severità postuma. Piuttosto, vigiliamo con più attenzione su una città che è un museo a cielo aperto.
di ACHILLE BONITO OLIVA
(testo raccolto da Carlo Alberto Bucci)
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