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Oltre la città… Oltre la campagna…Atti del seminario ISTISSS, Roma il 16 aprile 2014

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pascaleMulticulturalismo – Nuova società civile – Reti della consapevolezza – Ruralità contemporanea – Centralità del cibo – Conoscenza – Democrazia – Agricolture plurime – Ethos del mercato –Modelli di produzione e di consumo – Laicità delle istituzioni

Oggi il multiculturalismo non riguarda solo le religioni e le etnie, ma anche il rapporto uomo-ambiente, la relazione uomo-animale, l’equilibrio natura-cultura. Ed è per questo che le politiche pubbliche in queste materie dovrebbero scaturire da un confronto aperto all’insieme dei cittadini, partecipato, informato, tollerante e da una condivisione larga per evitare di ledere i principi del pluralismo, della biodiversità culturale e della libertà eguale, su cui si reggono le democrazie odierne.

Questa è la tesi di fondo del saggio Radici & Gemme. La società civile delle campagne dall’Unità ad oggi di Alfonso Pascale. Con l’autore si sono confrontati protagonisti di esperienze diverse e studiosi di differenti discipline in un Seminario organizzato dall’ISTISSS a Roma il 16 aprile 2014.

Pezzi di nuova società civile e reti della consapevolezza sono in movimento alla ricerca di strade diverse da quelle non più percorribili del passato.

La ruralità contemporanea vede le città e le campagne sovrapporsi in territori indistinti con soggetti, attività, edifici e spazi che assumono connotati polifunzionali in quanto le diverse funzioni non sono più separabili. Una ruralità che deve fare i conti con la globalizzazione e con una nuova centralità del cibo nell’ambito di problemi complessi, quali l’insicurezza alimentare, la questione energetica, la conservazione delle risorse naturali, il cambiamento climatico. Una ruralità che deve confrontarsi con la ricerca di un possibile equilibrio tra conoscenza, controllo della tecnoscienza e democrazia. Una ruralità che nei paesi ricchi – dopo l’esaurirsi della fase fordista, l’esplosione delle metropoli in territori sempre più ampi e la diffusione delle tecnologie digitali – viene ormai a coincidere con l’insieme della società.

Convivono e si confrontano più agricolture (da quella multifunzionale a quella fortemente integrata nelle filiere agroalimentari all’agricoltura prettamente di servizi), diversi modelli di produzione e di consumo, differenti stili di vita, più ethos del mercato (da quello utilitaristico a quello dell’economia civile), più visioni del rapporto tra le forme della proprietà (privata o collettiva) e l’interesse pubblico.

Sarebbe deleteria una conflittualità tra queste diverse impostazioni culturali, tutte legittime e aventi pari dignità nell’interpretare la ruralità contemporanea. Un’esasperazione dei conflitti potrebbe portare – come già sembra accadere – alla riemersione, in forme nuove, di antichi pregiudizi e tentativi di dominazione a danno dell’agricoltura e delle campagne. Guardarle ancora una volta come un mondo a sé. Proteggerle per controllarle.

Solo il riconoscimento e il rispetto del pluralismo, lo spirito collaborativo, la disponibilità al confronto e alla contaminazione reciproca può permettere alle istituzioni e alla società civile di concentrare gli sforzi in un’opera educativa e formativa per accrescere nei cittadini il senso critico, la capacità di scegliere tra diverse opzioni e di adottare comportamenti responsabili.

Naturalmente, tale visione non esclude una dialettica e un’emulazione: il valore del pluralismo si afferma nel riconoscimento reciproco ma anche nel “conflitto governato”.È per questo che le istituzioni pubbliche dovrebbero essere laiche, cioè neutrali rispetto ai modelli e alle impostazioni culturali.

 

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