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L’operatore di quartiere: l’operaio della coesione sociale

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Un operatore sociale dedicato al sostegno e alla cura di ogni quartiere. E’ questa una delle novità introdotte da Fili Sociali, il progetto lanciato a Bergamo, per promuovere un sistema di welfare di comunità, rendendolo più vicino ai cittadini.

“Si tratta di un ruolo nuovo, che però agisce su un contesto già esistente. L’operatore sociale infatti, più che con il singolo cittadino, lavora con l’intera comunità.” Spiega Andrea Preda, uno tra i primi sette operatori di quartiere ad aver assunto questo ruolo negli ultimi anni.

“Dalla fine degli anni novanta, infatti, a Bergamo sono state attivate delle reti che riuniscono i protagonisti delle realtà sociali di ogni quartiere, dando così origine a momenti di incontro e condivisione. Inizialmente le tematiche delle reti sociali erano concentrate sull’educazione, ma la nuova amministrazione ha deciso di investire su questo capitale, ampliandolo anche ad altri aspetti del sociale.”

Ad oggi le reti sociali del territorio sono 18, su 22 quartieri. Ogni operatore quindi gestisce 3 quartieri diversi, svolgendo un’azione di supporto, connessione e attivazione, dove queste non esistono ancora. Un’azione per cui è fondamentale trovare un’intesa con la comunità.

“Il nostro è un lavoro di ascolto. Avere un contatto così stretto coi diversi quartieri permette di avere costantemente il polso della situazione, intercettando le diverse domande presenti sul territorio.” Continua Andrea Preda, spiegando che gli operatori di quartiere funzionano come antenne territoriali.

“Partecipiamo agli incontri delle reti sociali e ai diversi tavoli tematici organizzati dalle reti stesse. In questo senso, il networking e la facilitazione costituiscono gran parte del nostro lavoro. Grazie all’osservatorio privilegiato che abbiamo, siamo in grado di mettere in connessione realtà sociali che non sono ancora in contatto, per rispondere ai bisogni specifici.” Un lavoro lungo che pagherà con il tempo, secondo Andrea Preda.

“Per ora non assumiamo ancora un ruolo di problem solving attivo, per questo il singolo cittadino fa ancora fatica a percepire il nostro impatto diretto, noi siamo un supporto ai gruppi.” Spiega, “inizialmente venivamo confusi come sostituti della circoscrizione, ma piano piano ci stiamo facendo conoscere. Per arrivare a capire davvero le persone e i luoghi ci vogliono tempo e molta pazienza.”

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