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L’incubo di Corviale, gomito a gomito in 8.500

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Un chilometro di cemento e degrado alla periferia di Roma: Corviale è il simbolo della cattiva amministrazione cittadina, che da anni non riesce a prendere in mano la situazione. Siamo andati a vedere, e abbiamo chiesto ai candidati sindaco di offrire le loro soluzioni.
A guardare questo “Serpentone” che contiene 1200 famiglie, ci si chiede a cosa pensavano gli architetti che si sono testati sull’emergenza abitativa romana negli anni ‘70. Come può essere una buona idea pigiare in un unico mostro di cemento 8500 vicini di casa, anime afflitte dalla vita?

La risposta l’hanno avuta negli anni le amministrazioni comunali che si sono succedute, perché Corviale, con il suo serpentone è diventato simbolo del disagio e dei problemi delle periferie romane, il nodo che fino ad oggi nessun sindaco è riuscito a sciogliere. Qualche giorno fa le istituzioni hanno deciso di venire qui, a Corviale, a portare promesse. Lo ha fatto la presidente della Camera Laura Boldrini che ha visitato due famiglie del “serpentone”, invitata da Massimo Vallati, fondatore del Calciosociale, e Alessio Lucci , «Mi hanno accompagnato a visitare il quartiere e con loro sono andata nelle case di alcune famiglie. Ho incontrato la direttrice della biblioteca Giovanna Micaglio che mi ha presentato giovani e volontari coinvolti nell’attività della struttura, ho parlato con le bimbe che fanno danza e gli anziani che fanno corsi di pittura all’associazione culturale Mitreo animata da Monica Melani, ho ascoltato il coro di Giorgia Bassano al Campo dei miracoli, struttura sportiva all’avanguardia, anche architettonicamente, dove il riscatto si fa azione attraverso sport, legalità e inclusione». Ma non tutti sono d’accordo qui, dove quasi il 50 per cento delle case sono occupate abusivamente e dove dilaga l’illegalità.Il quarto piano fu costruito per ospitare negozi. Oggi è «il piano degli abusivi», a nulla sono servite due sanatorie.

Lidia, Marina, Francesca, sono madri che lottano ogni giorno. Con i soldi che non ci sono, con il quartiere che offre solo pericoli ai loro figli, con il lavoro che non c’è. Sono occupanti. Da molti anni, alcune da 20, e un po’ se ne vergognano: «So che non è una cosa bella, ma non è bello neanche non avere dove andare a dormire», dice Michela. «Se avessi avuto alternative non avrei occupato….». Adesso vorrebbero trovare un accordo con l’Ater, una sanatoria che permettesse loro di rimanere e avere un tetto. Fino ad oggi non è stato possibile. Le donne mostrano le lettere che arrivano ogni mese e che richiedono i canoni di affitto maggiorati dalle multe per l’occupazione abusiva. Bollette da 900, 100 anche 1200 euro al mese. «Ma come pensano che potremmo mai pagare una somma del genere?», dicono. «Noi vogliamo pagare, ma il giusto, quello che possiamo. Questa è una presa in giro». E certo Manuela, che vive in una cantina senza bagno dopo la separazione dal marito, non può pagare questa somma.

Il rappresentante degli inquilini regolari preferisce non dire il nome e preferirebbe anche non esprimersi: «mi hanno bruciato auto e garage, non vorrei avere altri guai…». Lui di verità ne racconta un’altra. Dice che molti degli occupanti non hanno nessuna intenzione di mettersi in regola, «a loro va bene così, rimanere nell’ombra, occupare, rubare elettricità». «Queste signore che adesso fanno il pianto greco», dice, «in realtà stanno bene come stanno. Noi dobbiamo pagare ogni mese i servizi di questo condominio e loro invece no e quindi non hanno nessun interesse a mantenerlo decoroso». Duecentomila gli euro che vengono spesi ogni anno solo per riparare gli ascensori.

Una lotta tra poveri che nessuno media. Come nessuno risolve il problema degli spacciatori che circolano liberamente nel corridoio chilometrico che collega le varie scale. E le mamme se vogliono che i loro figli giochino nel cortile o nel parchetto che sta di fronte devono prima raccogliere le siringhe. Non esiste più il parco giochi, da sette anni la scuola di fronte al palazzone è chiusa, nessuna alternativa alla strada per i più piccoli che vogliono giocare. Anche il «calcio sociale», l’associazione che ha invitato la Boldrini, poi si scopre che tanto sociale non è. Certo fanno un torneo gratuito, ma i ragazzini che vogliono fare sport devono pagare una retta. Le mamme fanno vedere bollette che vanno dai 60 agli 80 euro al mese. «Io ne guadagno 280 al mese, mio marito è disoccupato, ma come facciamo a pagare?», dice Nadia. Adesso 22 milioni di euro sono pronti per la riqualificazione di Corviale. La speranza che qualcosa cambi. E speriamo che Corviale prenda Il volo «e si tiene il cappello con le mani accanto a una donna che prega l’eclissi di periferia», come canta Max Gazzè che a questo luogo ha dedicato una canzone.

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