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John Wick 3 – Parabellum (John Wick: Chapter 3)

Che pessima mira hanno i superkiller !

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di Chad Stahelski. Con Keanu ReevesHalle BerryIan McShaneAsia Kate DillonJerome Flynn USA 2019

Nel precedente episodio il superkiller John Wick (Reeves) era stato scomunicato dalla Grande Tavola (l’Organizzazione mondiale dell’eccellenza del crimine) per aver ucciso nel territorio neutrale dell’hotel Continental il capo-cupola Santino D’Antonio (Riccardo Scamarcio). Ora l’ora di tregua che il gestore dell’albergo Winston (McShane) gli aveva concesso sta per scadere, dopodiché partirà la taglia di 14 milioni di dollari che la Tavola ha messo sulla sua testa. Il tempo è scandito dall’asettica voce dell’Operatrice (Margaret Daly) e, per lui, dal vagabondo Tick Tock (Jason Mantzoukas) affiliato alla Bowery, la capillare rete di criminali vagabondi guidati dal King (Laurence Fishburne). Un disperato (Kristoffe Brodeur) cerca di ammazzarlo prima del tempo ma riesce solo a ferirlo; lui va a farsi curare dal Dottore (Randall Duk Kim), che lo rabbercia come può e, alla scadenza dell’ora di tregua, gli chiede di sparagli due colpi per giustificarsi con l’organizzazione. Lui va alla Biblioteca Centrale e alla bibliotecaria (Susan Blommaert) chiede un volume raro di fiabe russe; dentro il libro ci sono alcune monete d’oro, un crocifisso e un talismano; dopo averli presi, usa il grosso tomo per uccidere il gigantesco Ernest (Boban Marjonovic) che lo aggredisce. Fuori dalla biblioteca dovrà vedersela con una banda di assassini motociclisti; li uccide tutti e vola a Mosca. Nella capitale russa  va al Teatro del Balletto  dalla Direttrice (Anjelica Houston) che sta duramente addestrando una giovanissima ballerina-killer (Unity Phelan) e, ricordandole le proprie origini bielorusse, le consegna le monete e le mostra il crocifisso che gli dà diritto di assistenza. La Direttrice, a malincuore, gli fornisce un passaggio fino a Casablanca. Intanto al Continental arriva la Giudicatrice (Dillon), che comunica a Winston che, per aver concesso un’ora di tregua a Wick, dovrà entro una settimana lasciare l’albergo e, poi, si reca dal King e anche lui impone di dimettersi ma il capo dei vagabondi le ride in faccia. Wick, arrivato in Marocco, ammazza un po’ di killer e va da Sofia (Berry), ex ballerina divenuta un boss della Tavola e le dà il talismano, nel quale lei aveva impresso il proprio sangue quando, in passato, John le aveva salvato la figlia. Per saldare il debito, lo porta da Berrada (Flynn), il tramite al Grande Vecchio e questi, dopo aver generiche indicazioni, chiede a Sofia di lasciargli, in segno di obbedienza, uno dei due feroci cani che lei porta sempre con se, al suo rifiuto, spara all’animale e Sofia lo uccide, dopodiché, insieme a John, fa fuori tutti gli uomini di Berrada e lo accompagna nel deserto e lì lo lascia con un sorso d’acqua che ha sputato in una bottiglia. La Giudicatrice, intanto, va nel chiosco di Zero, il capo della più potente setta di assassini asiatici, che, dopo averle servito un pezzo di pericoloso pesce palla, si mette al suo servizio; insieme vanno prima dalla Direttrice, alla quale Zero recide le mani e poi dal re del Bowery, cui somministra sette tagli con la katana. Wick viene raccolto svenuto nel deserto e portato al cospetto del Grande Vecchio (Said Taghmaoui), che gli offre la salvezza se tornerà a servire la Grande Tavola e ucciderà Winston. Lui accetta e torna a New York e qui i due Shinobi (Cecep Arif Rahman e Yayan Ruhian) di Zero uccidono tutti quelli che lo vogliono ammazzare, mentre fugge da loro, due macchine lo investono sotto il Continental e, quando Zero sta per finirlo, lui posa la mano sui gradini dell’albergo e il concierge Charon (Lance Reddik) lo porta dentro e lo accompagna da Winston, che gli chiede se voglia ucciderlo. Lui nega – facendo infuriare la Giudicatrice –  e, fornendosi alla ricchissima armeria del Continental, affronta insieme a Charon le decine di sicari mandati dalla Tavola. Li uccidono tutti e lui, pur sfibrato dalla guerra e dai combattimenti con i due abilissimi Shinobi, ha la meglio anche su Zero. Ora Winston è pronto a trattare con la Giudicatrice e…

John Wick 3 – Parabellum è il terzo capitolo di una serie fortunata. Il primo episodio era divertente ma si capiva che era nato come una specie di gioco: era un comic-movie senza un comic (è stato ridotto a fumetto dopo il successo del film), il racconto poteva tranquillamente terminare lì, Reeves – dopo il successo di Matrix – non era più una vera garanzia di successo e Stahelski era alla sua prima regia. Gli incassi hanno indotto i produttori a serializzare il brand, lasciando un finale aperto nel secondo capitolo (che ha registrato una performance economica molto più interessante del precedente). Se il primo era poco più che un action di buon livello e il secondo un aggiustamento di tiro con qualche appesantimento (la poco credibile mafia nelle terme romane, le non chiarissime motivazioni di Wick, i combattimenti risolti, talora, alla bell’e meglio), questo è un film maturo, ricco e assai sfaccettato ed è, oltretutto, la prova che – al di là delle intenzioni commerciali – esiste un’estetica del cinema che deriva dai games: John Wick è un idea cinematografica ma, appunto, ha tutte le caratteristiche del gioco di successo, con in più alcune grandi idee di regia: Stahelski nasce stuntman esperto di arti marziali (ha esordito come controfigura di Brandon Lee ne Il Corvo), poi è stato coordinatore e coreografo di stunt e successivamente regista della seconda unità di colossal action (Capitan America – Civil war, Hunger Games, Ninja Assassin) e qui ha una rara maestria nel dirigere le sequenze di lotta, che si alternano come vere e proprie scene di sanguinoso balletto (per renderle più danzate agli espertissimi killer raramente viene concesso di uccidere l’avversario al primo colpo: lo stesso Wick deve ogni volta quasi esaurire un caricatore per ogni nemico), con alcune geniali trovate (vedi il gigantesco Ernest ammazzato a librate). Gli sceneggiatori Derek Kolstad, Shay Hatten, Chris Collins e Marc Abram, per consentire un ulteriore livello di lettura, inseriscono poi svariati riferimenti cinematografici: Tarkovsky, Lawrence d’Arabia, Indiana Jones, Leone, Bullit, Matrix, Bruce Lee, Il giustiziere della notte, La signora di Shangai, tra gli altri, vengono citati a conferma che siamo ad un nuovo traguardo del racconto cinematografico. Possiamo, perciò, passare sopra a qualche svista, come la resurrezione del cane di Sofia.  I primi incassi sono ottimi e non ci libereremo tanto presto del killer in vestito e cravatta nera. Meno male.

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