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Il tema delle periferie visto da New York

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La Grande Mela vara un ambizioso piano per distribuire in maniera più organica gli investimenti nel settore culturale, che andranno a coprire le aree “periferiche”. Un’iniziativa fortemente voluta dal sindaco de Blasio.

Sin dal XIX Secolo, la municipalità di New York finanzia la cultura, e lo fa con un volume d’investimenti di gran lunga superiore a tutte le altre città americane, e ai singoli Stati federali. Addirittura, il fondo nazionale per le arti, che dipende dal Governo, ha una dotazione inferiore rispetto agli stanziamenti della Grande Mela. Il 2017 rappresenta un punto di svolta: con il nuovo piano lanciato dalla città, si intende destinare risorse a quelle aree cittadine che ne hanno sin qui beneficiato di meno, le periferie. Tema che peraltro rappresenta una delle scommesse del presente anche in Italia, dove il Mibact ha stanziato 100.000 euro per la seconda edizione del concorso di idee per la riqualificazione di dieci aree urbane periferiche in tutto il territorio nazionale rivolto ad architetti under 35.

IL NUOVO PIANO CULTURALE

Dopo un lungo studio del territorio, un’apposita commissione del Dipartimento Affari Culturali ha pubblicato il rapporto CREATENYC: A Cultural Plan for All New Yorkers, che in 180 pagine mira a riorientare la vita culturale della città verso le zone sin qui trascurate rispetto ad altre. Tuttavia, ha spiegato Tom Finkelpearl, presidente della commissione “in città non ci sono deserti culturali, ci sono musei, gallerie, e spazi di vario genere in ogni quartiere. Il problema è che non tutti ricevono adeguato sostegno finanziario, in particolare non sono ben distribuiti i finanziamenti per i singoli artisti”. Il nuovo piano intende quindi parificare il più possibile la disponibilità di risorse nelle varie zone. Il primo passo è quello di aumentare immediatamente il sostegno a quelle istituzioni che fanno parte del Cultural Institutions Group, e praticano una politica dei prezzi dei biglietti molto bassa, o addirittura a ingresso gratuito. Ne fanno parte, fra gli altri, il MET, il Museo di Storia Naturale, ma anche la Wave Hill del Bronx, il Jamaica Center for Arts and Learning, e il Museo del Barrio. Così il sindaco de Blasio ha espresso la sua determinazione a portare avanti il progetto: “Questa è una città di ricchezza culturale ineguagliabile che si esprime sui marciapiedi, nei negozi, nei parchi, come nei musei e nei teatri. Se vogliamo mantenere questo clima creativo, dobbiamo usare tutti gli strumenti possibili per garantire a tutti i cittadini pari opportunità di accesso alle opportunità culturali. CreateNYC è lo strumento giusto per farlo“.

DISABILI, AFROAMERICANI, AMBIENTE

Il nuovo piano prevede anche una serie di interventi a sfondo sociale, come ulteriori finanziamenti a favore di artisti con disabilità, e il varo di un programma di formazione professionale dedicato agli afroamericani, volto a favorire la loro presenza in posizioni chiave all’interno delle istituzioni culturali in genere, considerando la bassa percentuale di persone di colore con incarichi dirigenziali. Sono allo studio anche misure per incentivare l’impatto ambientale dell’attività culturale, con incentivi per pratiche di gestione che limitino la produzione di anidride carbonica (ad esempio utilizzando fonti alternative per l’illuminazione degli ambienti). Jimmy Van Bramer, fra i promotori del piano, ha dichiarato come questo sia stato concepito per “andare incontro a tutti coloro che, per qualsiasi ragione, hanno ritenuto che quanto sin qui realizzato non fosse per loro, o che hanno esitazioni nell’accedere a fondi, enti, eccetera. Abbiamo l’obbligo di abbattere quelle barriere e scoprire dove sono le lacune e le iniquità. Stiamo facendo molto. Siamo la capitale culturale del mondo“.

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