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Il Corriere – The Mule

“Ciao vecchio!” “Ciao lesbica!” – “Mi piace aiutare i negri”. È tornato Clint!

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Èdi Clint Eastwood. Con Clint EastwoodBradley CooperLaurence FishburneMichael PeñaDianne Wiest USA 2018

2002, Pearl, Illinois; l’ottantenne Earl Stone (Eastwood) coltiva emerocallidi (splendidi fiori che durano solo un giorno) e le vende con sistemi antichi: ha vecchi amici che glieli ordinano, gira tutta l’America con un vecchio pickup per farle conoscere e alle fiere regala i bulbi ai visitatori ma non tiene conto di internet e di come le modalità commerciali siano cambiate. E’ sempre stato talmente concentrato sul suo lavoro che ha perso la famiglia: la figlia Iris (Allison Eastwood) non gli parla da quando non si è presentato al suo matrimonio e la ex-moglie Mary (West) è ancora ferita per le sue assenze e i suoi tradimenti; solo la nipote Ginny (Taissa Formiga) gli vuole bene e ha conservato tutte le sue cartoline. Proprio da lei si presenta – dopo il fallimento e il conseguente sfratto – con un bel mazzo fiori il giorno in cui festeggia il fidanzamento. Quando, però, la moglie e la figlia vedono il pickup con i suoi mobili lo accusano di essere lì solo perché ha bisogno di un tetto; lui, ferito, fa per andarsene quando un giovane invitato (Cesar De Leòn) gli si avvicina e gli chiede come guidi; alla risposta che ha attraversato 41 Stati e non ha mai preso una multa, gli lascia un biglietto da visita e lo invita a contattarlo per un lavoro. Earl si trova così a fare il suo primo viaggio come corriere della droga, per conto di un cartello messicano: ha un valigia piena di coca sul retro e va tranquillamente al motel che gli è stato indicato. Quando esce dalla stanza la valigia non c’è più e nel cassetto portadocumenti c’è una busta gonfia di dollari. Earl con il ricavato riapre l’azienda ma, intanto, sta fallendo il bar dove i vecchi paesani (lui tra i primi) andavano a bere, a ballare e a rimorchiare e allora decide di fare un scendo viaggio per racimolare i 25.000 dollari che servono a riaprire. Ci prende gusto e, viaggio dopo viaggio, si compra un pick up nuovo, diventa l’idolo dei compaesani e aiuta la nipote a terminare gli studi (la figlia continua detestarlo ma Mary lo guarda con occhi leggermente diversi). Intanto alla DEA (l’Agenzia federale antidroga) locale è arrivato un nuovo brillante agente, Colin Bates (Cooper), per stroncare il sempre crescente traffico di stupefacenti nella zona; l’Agente Speciale (Fishburne), a capo della sezione, gli affianca il suo uomo migliore, Trevino (Pena) e i due arruolano, ricattandolo, come infiltrato lo spacciatore Luis (Eugene Cordero). Vengono così a sapere che c’è un nuovo corriere, che il Cartello chiama Tata che trasporta indisturbato milioni di droga. Earl si è fatto un nome ma il capo del cartello Laton (Andy Garcia), che ha qualche perplessità su quel vecchio che fa un ottimo lavoro ma non rispetta i tempi, fa deviazioni e, talora, si ferma a dormire o a fare l’amore con qualche prostituta, gli affianca il suo braccio destro Julio (Ignacio Serricchio), che lo dovrà seguire in macchina per tutto il percorso. Earl finge di sottostare al minaccioso comando del giovane gangster di rispettare la tabella di marcia ma, quasi a sfidarlo, si ferma ad aiutare un automobilista (Kareem J Grimes) in difficoltà e fa sosta in un baracchino per una birra e un panino. Julio è esasperato ma quando, in Texas, un agente (Alan Heckner) lo ferma, lui interviene e con quattro chiacchere e un regalino lo rabbonisce. Ora Laton, entusiasmato dai suoi risultati lo vuole conoscere e lo invita ad una festa, alla fine della quale – dopo aver inutilmente dato paterni consigli ad Julio – si apparta con due ragazze (Almendra Fuentes e Mia Rio). Di lì a poco, però, le cose precipitano: l”umano” Laton viene ucciso e sostituito dal feroce Gustavo (Clifton Collins jr.), la DEA centrale mette alle strette l’agenzia perché vuole risultati concreti e, durante, l’ultimo viaggio, Mary ha un aggravamento delle già precarie condizioni di salute. La fine è nota alle cronache (la storia di base è reale): Earl, rimasto vedovo, viene arrestato ma ritrova l’affetto della famiglia (che, in un quasi casuale incontro, lui aveva indicato a Bates come il valore primario della vita).

E’ tornato Clint! 10 anni dopo il meraviglioso “Gran Torino”, eccolo recitare in un suo film (la parentesi del non eccelso “Di nuovo in gioco” non vale: era un favore al suo ex braccio destro Robert Lorenz al suo debutto nella regia). D’altronde poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di impersonare l’impunito vecchietto, scoperto in un intervista del New York Times all’agente della Dea Jeff Moore (nel film Colin Bates), che a novant’anni era diventato un efficiente corriere del Cartello di El Chapo? Non poteva ed eccolo regalare rughe, grande recitazione “in levare”, genialità registica e stupenda scorrettezza politica – apostrofa con un cordiale “Ciao lesbica” una mascolina biker (Becky Altringer), ferma i ringraziamenti formali della famiglia di colore in panne con un “Mi fa piacere aiutare i negri” per aggiungere un sorridente “No” alla loro replica “Siamo tutti persone”, offre un panino di maiale a Julio al suo braccio destro Rico (Victor Rasuk), dicendo: ”Voglio farlo conoscere a voi mangiafagioli”- al curiosissimo personaggio. E’ un aggiornamento easy del risentito e generoso Walt Kowalski di Grande Torino, con un piacere quasi sadomasochista nel raccontare con tenerezza e improntitudine – lui ora 89enne – la vecchiaia (anche quando è a letto con due ragazze, scherza sul rischio di una crisi cardiaca). Più passa il tempo e meno appare corretto il paragone di Eastwood con Sergio Leone (che semmai lo ha in parte ispirato nei suoi primi western da regista); I suoi film richiamano sempre più il grande cinema maturo di John Ford, da Sentieri selvaggi a Il grande sentiero. Per geniale che sia Eastwood (e lo è parecchio) il modello sarebbe irraggiungibile se non fosse che quando dirige se stesso è come avere – in una sola persona – Ford e John Wayne, serviti, inoltre, da un cast di grandissimo livello. È parecchio.  Antonio Ferraro

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