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Elogio della brevità

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“Breve succinto e compendioso” si diceva una volta: Concita De Gregorio oggi su Repubblica raggiunge i vertici di questa vecchia regola. Ci regala una grande lezione di scrittura: ” – Il mio pensiero va soprattutto, anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini. E’ sufficiente questo. Grazie. – Diciotto parole, 128 caratteri. Il nuovo Presidente, Sergio Mattarella, ha la misura di twitter incorporata nella discrezione atavica, nella sottrazione come metodo. Quelli che per Renzi sono slogan per lui sono la misura e la forma naturale del pensiero. Nessuno sforzo, in entrambi i casi. I capolavori del resto hanno questo di speciale. L’assenza di sforzo apparente. Vedi un disegno fatto senza staccare la matita dal foglio, un tuffo da dieci metri senza schizzi, un ballerino che si alza di un metro da terra e pensi bello, facile. Poi sono Picasso Greg Louganis e Nureyev ma tu sempre pensi: gli è venuto facile.”

E la conclusione, poi, secca e tranchant: “Overbooking, come sempre, sul volo di chi ha vinto.”

Per finire con il commento: 96 caratteri più lapidari di qualsiasi paginata professorale: “I partiti politici coi nomi inventati nascono e muoiono, sono le culture che non si esauriscono.”

E conclude, chiudendo il cerchio, con Bonaiuti: ” – Renzi (…) Sembra che gli riesca tutto senza sforzo – Sembra, dice, che gli riesca facile.”

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