Ritorno a Roma Est: partecipato e originale, il Klamm Circolo


Intervista a Klamm Circolo

 

interno del KLAMM

interno del Klamm, il soffitto, decorato a quadrettoni, è speculare al pavimento. I tavoli, arredamento anni 80, sono quelli della bisca del quartiere che aveva sede qui.

 

L’idea per cui è partito il locale è che le attività culturali non siano una scusa per vendere birra, ma che siano il centro propagante. Anche il modo in cui abbiamo organizzato lo spazio per le mostre è fatto in modo da farti sentire, tu artista, libero di esporre nel miglior modo possibile.
Lo spazio lo abbiamo pensato a disposizione per gli altri, plasmabile sugli altri e sulle attività culturali.

 

Emiliano, parliamo dell’organizzazione del Klamm

“5 persone: Sandro, un musicista, Carlo uno scrittore, e poi c’è un altro ragazzo che c’è meno qui, socio come tutti gli altri. Ed io, che sono Emiliano”.

 

Come è nato questo posto e perchè?

“Siamo da un sacco di anni sul quartiere e qui intorno ci sono tanti circoli, molto spesso ARCI, che hanno sempre fatto attività incentrata sulla parte notturna e sul discorso musicale, dei live. Con Fabio, invece, da un anno, ci eravamo posti come questione l’idea che mancasse uno spazio diurno che funzionasse bene, di impreditoria sociale, un ARCI, che promuovesse attività culturali, come il teatro. Al Pigneto c’è tantissima offerta di musica ma mancano gli spazi espositivi per i giovani artisti”.

 

Quindi l’idea è di farlo divenire un distretto dell’arte e della cultura?

“Sì, un luogo che racchiuda tutto, pensando anche alla musica.
Nella zona “divani” pensavamo di organizzarla con dei concerti live, ma niente amplificazione: un falò senza fuoco insomma! 
Deve diventare, perchè così è stato pensato, un luogo meno legato al discorso della movida, legato soprattutto all’attività quotidiana. Ad agosto, avevamo pensato di chiudere lo spazio dietro l’attuale spazio-mercatino per trasformarlo in sala teatro e cinema ma anche per altre attività (corsi, laboratori). E’ un luogo accessibile a tutti perchè versatile. L’idea è di dare lo spazio espositivo andando contro le gallerie che per esporre chiedono tanto denaro. Invece qui puoi esporre gratuitamente e mantenere le tue opere per dieci – quindici giorni”.

 

Parliamo di tutte le attività che proponete
“La mattina apriamo alle 9 con coworking: oramai è pieno di ragazzi che lavorano senza avere un ufficio e che posso usufruire dello spazio con rete wifi gratuita. 
Poi ci sono le proiezioni, il cinema, il teatro e usare quella sala che è chiusa con attività varie. La mattina si fa colazione, si può lavorare, c’è un piccolo spazio cucina in cui facciamo panini, insalate, piatti semplici per il pranzo. Oppure puoi venire dopo pranzo e fare la merenda, stare fino alle 7 e dalla sera, alle 7 d’estate, magari d’inverno un pò prima, l’attività di cinema, di teatro, le inaugurazioni delle esposizione. Partirà ufficialmente il tutto a settembre perchè non è ancora pronta la sala teatro, non avendo quello spazio non può partire tutto. Abbiamo aperto due settimane fa”!

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Il banco del Klamm propone drink e analcolici e un’ampia gamma di spuntini per tutti gli orari del giorno. Dietro il bancone uno dei fondatori del locale.

C’è un’iniziativa che mi è sembrata interessante e originale: “Rassegna cecagna”, che si intende?

È una rassegna nata per il post pranzo della domenica. Tutte le domeniche alle 3 proietteremo un film di cinema d’autore nella sala da attrezzare, con i divani. Deve essere un film post prandiale che accompagni la digestione! È perfetto per il dopo pranzo domenicale: ti vedi un bel polpettone, un bell’Antonioni e dormi se ti sale la cecagna o stai sveglio se vuoi vederlo!

Il tutto gratuitamente?

sì.

E poi c’è un mercatino…
“L’idea del mercatino è quella di organizzare dei mercatini dell’usato in cui ci sia l’abbigliamento e gli accessori unito alla liuteria, gli strumenti musicali e i vinili. Giovedì, per esempio, l’inaugurazione l’abbiamo fatta con Luca Sapio, nostro amico e l’ex leader dei Quintorigo, che fa una serata soul e lui tutti i giovedì sera ha progettato di fare una serata. Ha fatto un disco solista e ha collaborato con persone importanti nel campo della musica, come Charles Bradley. L’idea nostra era “Ti va di mettere i dischi l’apertura?” E lui ha preso talmente bene la prima serata, gli è piaciuto il posto, la gente che mi ha detto “ho una cassetta con una marea di vinili, mi piacerebbe scambiarli o venderli quindi iniziamo che il giovedì scambio o vendo i vinili”. Qui c’è blutopia, radioaction tante realtà che lavorano con i vinili. L’idea sarebbe di unire altre realtà, tra cui un giro di collezionisti, di appassionati che vengono qui per scambiare i loro vinili e rimangono per ascoltare un pò di ritmh and blues.
E il mercatino è tutto questo e tutto in progress, è solo un’idea, che riguardi musica e altro”.

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KLAMM – Il mercatino: work in progress…!

Parliamo del locale: come mai avate scelto proprio questa sede?

“Cercavamo e giravamo cercando un posto che ci piacesse e tra quelli che avevamo visto questo ci piaceva dal punto di vista estetico. È stato un colpo di fulmine!
Il soffitto era tutto bianco, i quadrettoni li abbiamo fatti noi per farlo speculare al pavimento. Era l’unica cosa che non ci convinceva! Era asettico, un pò da ospedale. Mettendoci i quadri bianchi e neri ha preso ancora più carattere. Questa è una bisca storica, non sono convinto dell’età, ma c’era probabilmente da 20 – 30 anni. Ci piaceva l’atmosfera che si respirava, l’arredamento fine anni 70, anni 80, tutto come era ! Infatti non c’è vintage ricostruito, tutto è rimasto così, perchè dovevamo stravolgerlo? Ci siamo inseriti noi. Abbiamo tolto i biliardi, sì, perchè non ci interessavano, abbiamo messo qualcosa di nuovo che veniva da noi, ognuno ci ha messo qualcosa. Abbiamo dipinto qualche colonna di nero, abbiamo risistemato un pò il bancone. Era talmente bello di per sè e funzionava dal punto di vista estetico che non aveva bisogno di grandi modifiche! Abbiamo portato i divani, per alimentare l’idea dell’ozio, lavorando sulla solidarietà: abbiamo scritto ad alcuni amici perchè non avevamo un grande budget da investire, e dopo qualche giorno di ricerca ci sono arrivate le risposte “abbiamo un divano! Mia zia ha buttato il divano, lo volete?”

E’ stata una cosa participata.

E il nome invece “klamm” che può diventare anche “kalm”, il luogo del riposo e dell’ozio ?
“Ci piaceva dal punto di vista onomatopeico, non facciamo il discorso movida quindi tu vieni qui con l’idea di passare una serata tranquilla, sentire un pò di musica, leggere un libro, fare due chiacchiere, bere una cosa. E invece il caos, lo sfascio non era nostra intenzione gestirlo, nè organizzarlo. Il nome nasce da un personaggio del Castello di Kafka, ci piaceva più che altro il suono, ci suonava bene in testa. Siamo stati fino alla settimana scorsa senza nome: avevamo il posto, avevamo l’idea, ma come lo chiamiamo? Quando è così, vai nel panico perchè il nome è importante. Un giorno eravamo in una sorta di riunione, chiacchieravamo e alla fine è uscito tra mille proposte questo nome, klamm. Anche perchè è un posto dove i libri ci sono, come vedi, all’entrata proprio”.

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“Se sei stanco e vuoi leggere un libro, noi ti offriamo anche il divano” Sembra lo slogan di una pubblicità, in realtà Emiliano mi racconta anche che la zona ozio – divani è utilizzata per “Fuoco senza falò″ concerti acustici, la sera.

Come funziona lo spazio libri ? È una sorta di biblioteca?
“No, biblioteca no. Più uno spazio lettura, dal momento che è aperto tutto il giorno. Puoi venire qui per leggere un posto, è un circolo frequentato da soci, se un socio mi dice questo libro mi piace, posso portalo a casa? Te lo riporto la settimana prossima. Io dico “sì, va bene”. Anche se in linea di massima è un posto di consultazione. La musica è in sottofondo, puoi scegliere di sdraiarti su un divano e leggere. L’idea è quella di fruirne qui”.

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“Spazio libri: prendi, usi e lasci. Ma, in casi straordinari, te lo possiamo prestare qualche giorno! “

E il discorso musica invece? Il dj set tutte le sere diverso?
“Lo chiamiamo dj set per convenzione anche se in realtà non è un vero e proprio dj set .
Nella logica del locale non deve esserci la musica alta, è una musica su cui le persone possono parlare, o, eventualmente, ascoltarla. Non è proprio fare il dj set, piuttosto accompagnare l’apertivo con playlist scelte da noi, preparate a tema. Per dire l’altra sera abbiamo cenato con wrustel e crauti e abbiamo messo musica kraut, stasera c’è la partita abbiamo messo musica brasiliana. Però l’idea è anche di creare percorsi musicali d’ascolto, scegliere dei dischi, parlarne insieme a delle persone competenti. E ci beviamo su. Fare un percorso guidato, non che sia didattico ma che abbia una logica, hai presente i circoli dei lettori ? Una cosa simile”.

 

 

 

 

(Intervista, foto e articolo di Elisa Longo )