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Corviale, il Festival di Sanremo visto dalla periferia. E pure la Coppa del Mondo

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sanremoCorviale, periferia di Roma. Forse estrema. Il quartiere famoso per questo edificio lunghissimo, detto il Serpentone. Sinonimo di quanto di peggio si possa are in termini di euforie edilizie. Un chilometro filato di costruzione. Una specie di diga. Un blocco, per l’accesso in città. Il responsabile dell’assassinio del “ponentino” è il progetto di Mario Fiorentino, ai tempi di Giulio Carlo Argan, sindaco. Da vedere, molto brutto. Eppure, Renato Rascelcantava un’altra cosa.

Oltrepasso il blocco, e mi faccio un giro per quelle strade. Per capire, per farmi un’idea. Per cercare una mostra inaugurata pochi giorni fa. Il pretesto è anche l’arrivo della Coppa del Mondo, con tanti calciatori ad accompagnarla in questa periferia tanto raccontata nelle pagine di cronaca per fatti certo non piacevoli. Parto dalle strade più nascoste, grigie, abbandonate. Entro proprio nella zona oscura. Baracche a tre-quattro piani, inferriate al posto di porte e finestre, da carcere speciale; cocci di vetro a terra, immondizia sparsa; barattoli di latta arrugginiti come cassetta della posta, però anche casette con un po’ di giardino curato. Campi, non strade. Bocche sdentate, da dentisti picassiani, simil oro nei buchi. Chi è occupato guadagna 10 euro al giorno. Una stanza affollata di letti a castello, cucinino, bagnetto. Sette o otto persone a camera. Niente acqua calda, niente riscaldamento. Ora sono giù in cortile dove è stato trascinato un vecchio Mivar su un carrello della spesa. Danno Sanremo in tv, stasera. Su un materasso messo a terra, cinque bambini cantano e ballano. In tanti sono qui a guadare il Festival. E si dirvetono.

Vado oltre. Cerco. Da qualche parte ci deve essere anche altro. Nell’impresa, non mi aiuta certo la visione del Serpentone, che è alle mie spalle, e ora dovrò affrontarlo. Fa paura, da quanto è lungo, da quanto è tetro. E’ il giorno della festa con la visione al pubblico della Coppa del Mondo. Una zona è stata ripulita, apposta per l’arrivo delle istituzioni, il Sindaco Marino, dell’assessore Pancalli, ma i bambini aspettano tutti i calciatori. Volevano Totti, hanno trovato Zambrotta, Gattuso, Causio e Cabrini. Va bene lo stesso. L’importante per loro è toccarla, quella Coppa. Il sogno di chi, come loro, usano il pallone per scappare dalla realtà. Nella struttura Campo dei Miracoli di Calciosociale è un giorno di grande festa: anche le scuole della zona si sono accordate per fare un gita. Genitori, insegnanti e centinaia di bambini. Tutti felici. La musica è altissima in questa palestra. Roba che i timpani sono già saltati appena entrato.

 

Tutti hanno avuto in regalo del magliette della Coca Cola, sponsor di questo tour in giro per il mondo della Coppa. I cartelli che portano in mano i bambini, invece, sono autoprodotti: le maestre, i giorni scorsi, con tanta cura, hanno voluto lanciare dei segnali, questo è un chiaro tentativo di integrazione, di farsi notare per la loro grande umanità. E ce l’hanno fatta. Scritte così: “Uguaglianza”, “Rispetto”, “Amicizia”, “Fratellanza”, o anche “Siamo tutti una famiglia”.Certo, sono bellissimi. E hanno ragione loro.

 

 

Dicevo, la mostra. Si tratta di un reportage fotografico, per mano diAndrea Boccalini. Fino ai primi di marzo sarà esposta al Mitreo Arte Contemporanea. Il fotografo ha proprio dedicato a Corviale, tutti i suoi scatti. E quindi ecco il Serpentone, lo spaventoso villaggio-grattacielo progettato negli Anni ’70, e dove si incrociano le vite di oltre seimila persone. Da questi scatti si capisce: il degrado urbanistico non è necessariamente degrado umano. Il palazzone è sullo sfondo, ma ad animare le sue foto ci sono migliaia di storie e di vite, molto umane, che non senza dolore, è riuscito ad immortalare.

 

Ma ora è ancora sera. E Sanremo sta di nuovo per iniziare. Un giro con lo scooter sotto il Serpentone, prima di ripartire. Nelle case, si tifa, si canta, si vota la canzone più bella. La Carrà ha fatto divertire tutti. Così come Baglioni, e pure Renzo Arbore. Ridono tanto alle battute della Littizzetto. Questo Festival, visto dalla periferia di Roma, acquista subito un altro valore. Come la Coppa del Mondo. Come il calcio. Quanto sono importanti.

Ora la canzone di Renato Rascel fa di nuovo un grande effetto. La canti pure volentieri. “A Roma c’è ‘na legge del destino che dice ve dovete innamorà, appena t’accarezza er ponentino te viè ‘na voglia matta de bacià”.

Ps: il mio viaggio continua, continuate a commentare, a scrivermi, a farmi i fari, ad indicarmi nuovi posti, nuovi ritrovi, qui nei commenti o su twitter a @Greison_Anatomy, che abbiamo ancora tanta strada da fare…

Gabriella Greison

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