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Birdman

La sindrome del supereroe

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tn_gnp_et_1025_filmdi Alejandro González Iñárritu. Con Michael KeatonZach GalifianakisEdward NortonAndrea RiseboroughAmy Ryan USA 2014

Riggan Thomson (Keaton) è stato un divo acclamato  dalle folle per aver interpretato al cinema il supereroe Birdman ma , arrivato al terzo episodio, angosciato ed alcolizzato ha lasciato Hollywwood. Ora è a New York e sta mettendo in scena un suo adattamento di  Di cosa parliamo quando  parliamo d’amore  di Raymond Carver. Durante una delle ultime prove, alla quale partecipano le due protagoniste femminili del dramma – la sua amante Laura (Riseborough) e Lesley (Naomi Watts), anche lei debuttante sul palcoscenico dopo vari lavori televisivi – si arrabbia con un attore, Ralph (Jeremy Shamos), ancora fuori parte e, con poteri sovrannaturali (così lui pensa ma, in realtà, lo ha brutalmente spintonato)) lo butta a terra,  ferendolo. Chiede al produttore, e suo amico, Jake (Galifianakis), di scritturare Mike  Shiner (Norton), bravissimo ma costoso ed inaffidabile e, già alla prima scena, Mike, che convive con Lesley e perciò sa tutte le battute a memoria, si dimostra un grande animale da palcoscenico. Sam (Emma Stone), la figlia di Riggan che esce da una pesante tossicodipendenza (alla quale non sono estranee le assenze del padre) e che fa da organizzatore generale dello spettacolo, lo accompagna in sartoria e lui si mette nudo davanti a lei, facendo infuriare Lesley. Alla prima anteprima, Riggan si accorge che Mike sta bevendo in scena del vero gin e, rapidamente, glielo  sostituisce con la bottiglia di scena riempita d’acqua; Mike si infuria e fa una scenata, incurante del pubblico, facendo interrompere lo spettacolo. Nel frattempo tra lui e Sam sta nascendo qualcosa che i due nascondono tra finti giochini di ruolo e ciniche battute. La seconda anteprima va molto meglio, anche se Mike in una scena in cui è a letto con Lesley ha un’erezione e tenta di far l’amore sul serio. Lui e Riggan vanno al bar e lì incontrano la terribile critica del New York Times, Tabitha (Lindsay Duncan) e Mike la provoca apertamente. Riggan, intanto, continua a sentire la voce di Birdman che lo deride per la sua scelta  e gli chiede di riprendere il costume da supereroe (l’unica cosa buona, dice la voce, che abbia fatto nella carriera). Un’ intervista di Mike che lo definisce “scimmia ammaestrata” lo fa infuriare e, dopo averlo picchiato, va al bar e cerca di ingraziarsi Tabitha  ma lei gli comunica che farà una recensione stroncante per punire la sua arroganza nel mettere in scena – lui divo ma non attore – un testo così importante, Thomson, disperato, si attacca una volta di più alla bottiglia e si addormenta ubriaco in mezzo alla spazzatura. Siamo alla prima, la sala è stracolma e Riggan, che oltretutto ha appena visto la figlia e Mike che si baciavano, esce in accappatoio per fumare una sigaretta ma la porta di sicurezza si chiude imprigionando l’accappatoio e lui deve rientrare in mutande a recitare l’ultima scena nella quale deve sparare a Mike. Attraversa la platea  in quella mise e, quando è sul palco con in mano la pistola di scena (ma in realtà lui l’aveva sostituita con un arma vera), improvvisa un monologo sulla solitudine e si spara. In ospedale legge la recensione entusiasta di Tabitha e si riconcilia con l’ex-moglie Sylvia (Ryan), con la figlia e  con il Birdman che è in lui.

Inarritu sin da Amores perros aveva dimostrato una bella struttura di cantore della disperazione con venature di melò sfacciato ed  intelligente (21 grammi,Biutiful). Non è un caso che in questo film abbia scelto come terreno di sfida culturale del suo protagonista il testo più noto di Raymond Carver, grandissimo scrittore ma facilmente equivocabile come  una sorta di Prevert moderno e sconsolato; la scommessa è poi ancora più azzardata se si pensa all’ Altman che in America oggi ha trasposto meravigliosamente i racconti di Carver. Il gioco è ancora più labirintico: Keaton ha quasi chiuso la sua carriera dopo i primi due trionfali Batman e Norton ha avuto guai con le major per aver rifiutato il ruolo di Hulk in  The Avengers. Il risultato è un gran bel film, personalissimo ed intenso con un cast impeccabile (Norton, in particolare, è impareggiabile) ed una regia solidamente immaginifica.

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