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Allevi: raccontare senza parole

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Un concerto di Allevi è una sensazione strana, emozionante e coinvolgente perché la sua musica – senza parole – racconta e i semplici titoli che prima di ogni brano ti spiegano il contesto del pezzo ti portano immediatamente, per esempio, in quella prima colazione con la persona amata e le frasi musicali diventano immediatamente e magicamente senza alcuna mediazione le frasi che tu immagini scambiare a colazione la mattina con la tua persona amata. E’ come quando leggi un grande romanzo che vedi i personaggi, costruisci i loro volti i loro vestiti i loro gesti a tua immaginazione a tua immedesimazione e leggere, infatti, non è come vedere un film ma è costruirsi il proprio film diventandone il costumista e lo scenografo, la colonna sonora ed il fotografo (a questo proposito vedi anche l’articolo sulla differenza tra la fotografia in bianco e nero e quella a colori). Ed è così con i pezzi di Allevi: ondate di note ti avvolgono ti trascinano nelle loro storie evocate da quelle poche parole di spiegazione dei titoli e ti coinvolgono nella scrittura della narrazione. Tu sei l’autore e il protagonista e sei anche il regista del deutero protagonista: la persona amata assume le fattezze del tuo ricordo e le sue parole sono quelle dei tuoi sogni o dei tuoi rimorsi con la colonna sonora che ti trascina su e giù up and bottom appresso alle sue fascinazioni. Ondate ora lievi ora compulsive ti inondano sul bordo del mare dove attonito ti lasci impressionare dallo spettacolo della natura che la musica mette in scena – forse – solo per te, proprio per te, a tua misura, one to one: “perché la buona musica ti riconcilia col mondo”. Uscendo una ragazza, rapita come le altre migliaia accorse, racchiude il senso – antico, primigenio – dello stare insieme ognuno perso nelle sue storie, ma insieme. e questo solo la musica ce lo restituisce. dopo la morte del sacro sola rimane a tenerci uniti attorno al suo caldo fuoco.

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