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A Scampia serve il lavoro

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“Più sostegno alle associazioni sportive di Scampia”. L’appello è di Gianni Maddaloni, titolare della palestra che da dieci anni offre corsi gratuiti ai ragazzi disagiati con padri in galera e madri senza lavoro. A offrire lo spunto per una riflessione sul futuro delle periferie di Napoli è “L’oro di Scampia”, il libro in cui Maddaloni descrive la speranza e la voglia di riscatto sociale degli abitanti di un quartiere diventato sinonimo di camorra e degrado. “Lo sport è uno strumento formidabile per educare, formare e insegnare le regole della convivenza civile ai ragazzi – sottolinea il judoka, padre del campione olimpico Pino – A Scampia abbiamo sottratto molti giovani dalla strada e coinvolto altrettante famiglie nei progetti di rilancio del quartiere, senza dimenticare gli otto detenuti recentemente messi alla prova”.

Per Maddaloni, però, all’impegno delle associazioni non corrisponde sempre il necessario sostegno da parte delle istituzioni. Ecco perché il judoka napoletano chiede più attenzione per le realtà sportive che operano a Scampia e nelle altre periferie cittadine, ma anche maggiori opportunità di lavoro per giovani ed ex detenuti. “Lo sport è fondamentale per contrastare patologie come diabete e obesità, oltre che per combattere la delinquenza. Eppure rischia di non bastare – aggiunge Maddaloni – Alla gente di Scampia serve il lavoro e le discipline sportive possono risultare utili anche in questa prospettiva: sostenere lo sport è un investimento e un segno di intelligenza politica”.

In prima fila, alla presentazione de “L’oro di Scampia”, anche Giovandomenico Lepore. Per l’ex procuratore della Repubblica di Napoli, “Gianni Maddaloni ha fatto e continua a fare tanto per Scampia, ma le sue sole forze non bastano”. Anche per il magistrato, dunque, è necessaria una presa di coscienza da parte delle istituzioni: “Gli aiuti non giungono a tutte le associazioni sportive oppure non a tutte in egual misura – conclude Lepore – Per anni ho denunciato queste disparità ai politici, ma nulla sembra essere cambiato. Per salvare le periferie napoletane occorre un intervento più deciso e omogeneo da parte delle istituzioni”.

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